sabato 2 marzo 2013

VIA DI NANNI 33 ( e poi 29 ) - seconda parte



Così come la prima parte  si è pressochè raccolta intorno agli anni '50 questa seconda riguarda  i '70.
E i mitici anni '60 ?
Beh, credo che siano assenti intanto perchè la scoperta del mondo fuori dalle mura domestiche proprio in quegli anni aveva sviluppato un'incontrollabile forza centrifuga, che mi vedeva forsennatamente girovagante con coetanei altrettanto "nuovi" per le strade della città, poi perchè ho dovuto aspettare di vedere "Blow up" per attrezzarmi con la mia prima Nikon FTN, e quindi impugnare a mia volta lo strumento testimoniale.



Autoimmortalato nello specchio del bagno







Un'immagine parzialmente sottoesposta di camera mia nel '75.
La "zona aurea" è tutta appannaggio del fronte della mia scrivania, coperta di ritratti che avevo scattato alla fidanzata di allora, Antì ( che compare nei filmati in super 8 qua e là al 19, 26 e 28 marzo 2011 e sulla quale argomento nei post del 19 e 22 giugno 2012 ).
Per il resto, indagando i dettagli dell'immagine, ho ritrovato elementi dimenticati importanti per me ma non credo per altri.
Interessanti, come segno di un'epoca, la radio Brionvega e il telefono Grillo, una accanto all'altro in appoggio sul mobiletto semiaperto.







Un paio d'anni prima - nel '73 - l'orizzonte sentimentale occupato da Antì era appartenuto a Valeria  (a destra).
Qui lei e la sua amica Fioretta (rivederle, quasi quarant'anni dopo, nel post del 13 e 14 novembre 2012) siedono sul divano che nel frattempo era stato ritappezzato con velluto giallo.
Per completezza segnalo che Valeria compare nei post del 25 dicembre 2011, da qualche parte nel filmato del 1 gennaio 2012 e ancora nel post serie "Ski" del 5 gennaio 2012, poi c' è una sequenza fotografica che la riguarda nel post "Paris 1973" del 26 luglio 2012.






Rifugiato in camera mia come qui sopra, o approfittando del resto della casa che in quegli anni i miei disertavano piuttosto frequentemente, soprattutto nei week-end, lasciandola libera, mi divertivo a travestire e immortalare ospiti.
Mai riuscito a suonare quel banjo.











...e anche se tendevo a privilegiare la "mise" western non disdegnavo alternative più scomposte.


 







...che spesso il divano, sornione e complice, accoglieva.
Di quel decennio ho davvero molto materiale, che potrebbe però venir travisato e quindi, visto che intendo raccontare di quella casa e non tanto delle persone che l'hanno frequentata, mi limiterò a mostrarle solo quando siano "innocue" o particolarmente legate a ragioni narrative.
Ad esempio, se è vero che non ho mai saputo suonare il banjo di cui sopra, in quell'epoca ho martellato - devo ammettere senza risultati di rilievo - chitarre a sei corde...




...sulla poltrona a destra...


... e a dodici corde...







Questa immagine, a distanza di trentasei anni, è diventata la quarta di copertina di "Seventy sex" di Janis Joyce.








In ingresso, sul mobiletto, un dizionario e le Muratti di Antì



Affacciandosi alla finestra in fondo la vista era quella che segue...




...che è,  grosso modo, il punto di vista che ha
ispirato il post del 26 ottobre 2011 "Il 16 e il 3"




Tornando a rivolgersi all'interno lo sguardo d'insieme individuava, tra l'altro, il buon vecchio divano e le due poltrone, a quel punto rivestite di velluto di un colore che definirei Ovomaltina.







(In una sua mail Susanna, acuta osservatrice, mi dice  di averli riconosciuti, nuovamente ritappezzati, nel post "Xmas" dell'otto dicembre 2012, questa volta nella casa di Via Carlo Alberto, ultimo domicilio torinese).
Naturalmente nel corso di più di un decennio la casa subiva delle trasformazioni significative, certo non tutte verificabili, ma c'è un angoletto che, invece, testimonia una serie di variazioni.
C'è stata una fase, a partire già dai '60, piuttosto "crepuscolare".






Che ha poi ceduto il posto a una soluzione più luminosa.
Tappezzeria in stoffa, moquette color panna. La Gardaland degli acari.







Sul secretaire si riconosce quella strana zuccheriera, americana degli anni '10, presente anche nella foto precedente, retaggio familiare (vedi post 26 dicembre 2010 "Perla"), mentre l'angoletto si era trasformato come sotto.





Per poi assumere la sua configurazione definitiva che funge qui da sfondo a un immagine di Donata.





Approfitto di lei un po' opportunisticamente perchè mi permette di visionare un altro paio di ambienti, ma non posso non ricordare la nostra breve stagione che era trascorsa curiosamente in maniera molto domestica. Ce ne stavamo spesso a casa mia, e ci stavamo bene, in affettuosa clandestinità. 
Non ho notizie di lei. Mi pare che faccia l'architetto. 
In ogni caso è una persona nei cui confronti sento di aver contratto un debito sentimentale che non ho mai saputo saldare.
Ci eravamo conosciuti a Mikonos (dare un'occhiata al post del 14 novembre 2012) e ritrovati a Torino.



...nel bagno principale...




...e nel mio "quartierino". Lei con una sua amica



Riguardando adesso quella tappezzeria un poco ipnotica mi rendo conto che forse assecondava le inclinazioni psichedeliche dell'epoca. In ogni caso a me piaceva e non mi disturbava. Strano...
Definisco "quartierino" un segmento dell'appartamento con un suo accesso che permetteva di isolarsi dal resto della casa, costituito da una bussola d'ingresso...





...un bagno microbico...










...e una camera.











Quando avevamo venduto quell'appartamento su mia pressione - i miei da tempo non ci stavano più - prima di lasciarlo avevo tracciato su un frammento di bianco di quella vertiginosa florealità provenzale, nella nicchia del termosifone, la scritta "sono stato felice" e la data. 
Un gesto ottocentesco, perchè malgrado la spregiudicatezza di quegli anni il nume tutelare, per me, restava gozzaniano, malinconico, facile alla commozione.
Come ora, insomma.
Solo che poi ci rido sopra e così si avanza. Si avanza ? Ma di cosa sto parlando ?
Meglio dare un'ultima occhiata prima di chiudersi definitivamente la porta alle spalle.
In cucina...




Ooh, la mini TV in b/n che mi ha seguito fino all'avvento
del digitale terrestre...



...e a qualcuno passato di lì, e di cui magari è rimasta misteriosa, fantasmatica, traccia nell'aere domestica...
















Per un'eventuale rilettura consiglierei l'accompagnamento di "Que reste-t-il de nos amours" di Charles Trénet.

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