martedì 25 giugno 2013

SO LONG, G. R.





E' così è morto Gigi Rizzi.
E' uscito di scena - per quel poco che ho letto - in modo esemplare.
A Saint Tropez, teatro delle sue vicende più vistose, durante una festa - credo tranquilla - tra amici, il giorno del suo sessantanovesimo compleanno.
Grande.
Qualsiasi opinione si possa nutrire su di lui, malgrado lo si possa giudicare legittimamente discutibile, bisogna comunque riconoscergli una certa simpatia da lavativo e l'involontario coup de theatre nell'uscire di scena con una coerenza e una tempistica strepitose.
I suoi emuli coetanei che si aggiravano per una Torino già sussultante di sessantottismo su Lamborghini Miura, Jaguar E e Austin Healey 3000, collezionando più blenorragie che notorietà, avviticchiati in camicie aderenti aperte sul petto, foularini al collo, e pettinature vagamente cotonate, oggi sono quasi tutti, per quel che ne so, in avaria imbarazzante.
Lui era sicuramente sciocco come loro, ma dalla sua aveva avuto B.B. etc.
Anni fa lo avevo rivisto, invecchiato ma non domo, in una trasmissione televisiva, e non mi era dispiaciuto.
Mi aveva ricordato che, prima di passare alla fase del rigetto, tra noi giovanottini scanzonati lo si era scimmiottato, in quella pirotecnica coda degli anni sessanta.
Per una neppure troppo breve e imbarazzante stagione comportarsi come play-boys ci era parso inderogabile. (vedi anche il post "Saltincielo" di venerdi 19 ottobre 2012).
Ci eravamo avvicendati in pellegrinante curiosità nei luoghi canonici: Il Carillon e il Covo di Nord-Est, e poi sì, fino a Saint Tropez.
Vedersi riconosciuta una certa capacità di seduzione era un premio a volte più lusinghiero dello stesso sedurre.
Tutto archiviato provvidenzialmente dall'individuazione di aspirazioni meno imbarazzanti del "cuccare".
Eppure, a guardarsi indietro, devo ammettere che è stato vergognosamente divertente.



 



























Ma guarda un po', su un minibike... ( vedi post 28 novembre 2010)