sabato 16 settembre 2017

REPARTO REPERTI 25



Il criterio archivistico applicato da mia madre è sempre stato anarcoide e molto personale. Lei ci si orientava.
Per me è stato piuttosto complesso venirne a capo, ho impiegato un'intera settimana di spoglio solo per indagare le buste di un innumerevole numero di albums.
Lei prediligeva  quelli 18x24 a fogli fissi e quelli 30x40 a fogli mobili.
I fogli erano in realtà buste di plastica trasparente nelle quali infilava arbitrariamente bollette, fotografie, cartoline, lettere, articoli di giornali e riviste, ricevute, ricette insomma un guazzabuglio da districare con stoicismo.
Dal momento che gli album li teneva impilati la plastica della busta tendeva ad appiccicarsi al contenuto. E' stata un'operazione delicata e paziente, che comunque mi ha riservato qualche gradita sorpresa, soprattutto per quanto riguarda loro due, mia madre e mio padre.
Comincerei da lui.





Mi è sempre piaciuto in questo ritratto, un bimbo nato nel 1914, con quel taglio di capelli, quell'abitino femmineo, le manottine su palla e cintura, la perplessità dello sguardo, ma l'aspetto di riferimento per quello che andrò a trattare è piuttosto questo...






con suo fratello Edmondo sul cancello di casa




...quello di un ragazzino di sedici anni che da un paesino piemontese scrive ad una zia - e che zia - a New York, e si felicita per il suo nuovo matrimonio.
Cosa si dovesse pensare all'epoca, ammesso che ci si pensasse, di un divorzio proprio non saprei, lui comunque se la cava bene...



la zia (vedi il post del 26 dicembre 2010 "Perla")
                              










impeccabile.
Ai tempi della sua nascita la zia scrive alla madre - dandole del voi - e in un italiano sgrammaticato e approssimativo ma su carta intestata di uno dei tanti mariti e battuta a macchina, cosa che deve aver destato un certo stupore all'epoca, si informa e informa su fratelli e sorelle e dell'unica tornata in Italia, Elisa, mia nonna - della quale ho già detto in "Perla" - e del suo neonato.










Qui lui è con sua madre sedici anni dopo la missiva della zia del 1915.
Lei inanellerà poi una bella serie di matrimoni e attività prima di tornare, vecchia, eccentrica e scorbutica in Italia...






Lui intanto cresce e va a studiare prima ad Ivrea e poi a Torino...











 
...dove inizia a fare anche un po' il gagà, e scrive lettere maliziose al fratello minore...



Edmondo e Nino










 
Segue il tempo della spensieratezza e poi del servizio militare...



  








































...alla  fine del quale inizia la vita lavorativa...












In questa equipe che costituiva un segmento dell'Ufficio Progetti Speciali figura una donna, Jeannette Gianotti, che compare in fotografia nel post "Via Di Nanni 33 - prima parte" del 28 febbraio 2013 insieme a suo figlio Guido e anche in "Turin d'Antan" del 15 marzo 2017.





 qui sopra ad un pranzo sociale a fine anni '50



 ...di fronte a loro un collega che si chiamava Audino e che a me
piaceva perchè mi pareva che somigliasse a Gary Cooper 





...e qui l'ultima volta che si sono incontrati
 prima di andarsene tutti e due...



Le considerazioni giovanili di mio padre sul matrimonio vengono puntualmente disattese con l'incontro con mia madre che allora aveva circa diciott'anni...

















...e dopo qualche anno di fidanzamento eccoli qui, il 22 gennaio del 1950...








Poco dopo iniziano i suoi viaggi di lavoro (vedi post "Cartoline 11" del 9 gennaio 2015) e dalle buste di mia madre saltano fuori altri effetti interessanti...













Durante uno di questi viaggi incontra, a Brooklyn nel '54, alcuni rappresentanti della famiglia di sua madre... 







...e tra le cugine c'è Eleanor, quella accucciata a sinistra, l'unica che ho conosciuto e che ricordo per i suoi abiti di colori avventurosi, il suo modo di parlare dialetto con un vistosissimo accento newyorkese e un modo di fare inedito, un modo di fare da americana insomma...













...Eleonor accucciata al centro. 
Cinquant'anni dopo, venuta a conoscenza della dipartita di mio padre, ha fatto pervenire la documentazione di questa curiosa, fideistica iniziativa...







 





Segue un pot-pourri che rispetta la casualità con cui mia madre ha assemblato il materiale mescolandolo nelle famigerate "buste".
E allora un capodanno a casa Petitti...











...con i Cibrario, i Mazzarino e Rossotto...








... alcuni definitivamente sconosciuti parenti americani ai tempi gloriosi della Ford model T...









... un paio di attestati...










...il libro (fronte e retro) che raccoglie una selezione di fotografie scattate da lui negli anni '50, un regalo per i suoi ottant'anni...






Al matrimonio di Raffy Lingua, all'inizio dei '70.
Da sinistra Enrica Guidi, sua figlia Annalena, mio padre, Franca Scandola, Raffy e suo marito Nanni.







...e la bomboniera in forma di tagliacarte, tuttora in uso...







...una lettera di Raffy decenni dopo, all'indomani di una cena per i novant'anni di suo padre...




...da sinistra Lyda Ottolenghi, Enrica Guidi che era nella foto del matrimonio di Raffy con mio padre e in piedi Loris, il marito di Enrica.




...Ennio e Paola Boglino...





...con Carlo e Carla Larghi, poi altre foto sparse...













...una copia (fronte e retro) del libro per i loro cinquant'anni di matrimonio...









...una radiografia...






...e la sua canzone preferita.