martedì 11 ottobre 2011

MAPPAMONDO 4

Oggi ho fatto una chiacchierata al telefono con il mio amico Pierangelo e, tra le altre cose, mi ha detto che gli sono piaciute le poesie di "Mappamondo". 
Così, anche se avevo una mezza idea di accantonarle, a questo punto porto in fondo la partita. Tanto non sono molte e poi qui, nei post, sono in compagnia di un sacco di altre cose che mi riguardano, forse quelle che più mi somigliano: non un'esibizione ma un inventario, la somma di cose attraverso le quali tracciare una passeggiata anagrafico/sentimentale.





New Hampshire e Vermont,
coni tronchi accostati,
dritto il primo
 il secondo rovesciato,
si tengono per mano
e fanno quadrato,
e parlano sommessi
la lingua di vecchie zie,
che sussurrano d’altri tempi
da vecchie case con tegole di legno
e pronao sul prato.
Alfred Hitchckock
ci ha girato un suo film,
per guardare quei boschi
in illuso ritorno d’estate,
indian summer,
- S. Martino, da noi -
e vorrei esserci stato.



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Turchia, muso di schnautzer dall’occhio languido
del lago Tuz,
che lacrima lo sguardo alla Grecia
sfilacciata
come da un turbine di tramontana,
a sparpagliar bioccoli d’isole
e brandelli riarsi di penisole.




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      Piemonte, una maschera arcigna,
sopracciglio a cespuglio
sul confine lombardo,
naso adunco e una bocca sottile
sul cuscino ligure,
ciuffi scarmigli di capelli montani
sbandierati su Svizzera e Francia.
Ci son nato, e così gli antenati,
ma il gusto più dolce
me lo da star lontano,
rinnegare anche, un poco,
e stupire, nei radi ritorni,
per ciò ch’è cambiato,
e il forestiero
non sa.
Sono nato a Torino,
sullo zigomo.
Quando torno vado al cinema Astor,
compro giochi
da Borel e Aeropiccola,
da Angelino un frullato
dietro Piazza Castello
e da Astori
i dischi in vinile,
poi, la sera,
una scura in  stivale,
e cannelloni borbottanti
nel burro del padellino di smalto,
alla Birreria del Borgo.
Sono gli unici posti che amo
e son morti da così tanto tempo,
che a sentir la mancanza
 anche la nostalgia
s’affatica.







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