domenica 9 dicembre 2012

WESTERN VINTAGE


Il mio primo cappello da cow boy mi andava largo.








Il fatto però non mi impediva di partecipare a scorribande per avventurose praterie in guerresca compagnia.




I viaggi di lavoro di mio padre negli Stati Uniti erano forieri di rinnovati guardaroba western di misure non sempre adeguate.
Ero così appassionato di quell'abbigliamento da indossarlo praticamente sempre.
Ero riuscito persino ad andare a scuola con bleu jeans e stivaletti, con il consenso divertito di mia madre che poi era stata convocata dal direttore e invitata a controllare il mio modo di vestire che, pare, distraesse incontrollabilmente i miei compagnucci di classe.




Ovviamente cinturone, camicia con le frange e cappello (qui incongruamente in cartone carnevalesco al posto di quello di feltro, che portava sulla fascetta il nome di Roy Rogers e del suo cavallo Trigger) restavano a casa, ma jeans e stivaletti, a metà degli anni '50, erano inauditi sotto il grembiule e il fiocco del colletto.
Recentemente in un baule in mansarda a Rueglio, ho ritrovato quella camicia.









Era insieme agli stivaletti della foto in B/N...





...ai miei primi mocassini indiani...





...ai miei primi cheps...





(qui sotto raffrontati con quelli presi alla Western House di Parigi, alla fine degli anni settanta)




...a un paio di consumatissimi stivali da gaucho, che adoravo...






...ma soprattutto insieme ai miei primissimi stivali da cowboy, qui sotto ritratti con un paio di Tony Lama che hanno calzato i miei passi per trent'anni e ancora non sono stanchi. 







E concludo con le immagini di un'insegnante...





...e di un ex vice direttore Fiat...




...che stavano al gioco, quando li travestivo. E ci stavano bene. Come immagino che stiano bene anche ora, che guardano il cielo dall'alto.




Hasta luego, hombre.

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