domenica 17 febbraio 2013

...ET LES AUTRES



Ci siamo lasciati con quest'immagine.




Annie e Pit sullo sfondo, ma chi è la lettrice in primo piano, che sfoglia "Les chasseurs de scalps" ?
Si chiamava Evelyne ed era, in quell'estate del '70, la morosa di Giorgio Oggero.
Partendo da lei ho scoperto un percorso interessante, sul quale, chissà perchè, non mi ero ancora soffermato. 
 









Qui sopra Giorgio ed io sul terrazzo di quell'appartamento all'ottavo piano affacciato sulla spiaggia, di cui ho accennato nel post precedente, che ci da anche un'idea approssimata di che cos'era il mare di Benidorm.
  


ancora noi due, su quel terrazzo...


...quello stesso terrazzo sul quale avevamo cenato la sera che ho fermato Annie al "Miami".



...vedi post precedente...
 


E di quella cena, proprio sul terrazzo, esiste una foto, seppur malconcia, con me e Giorgio provvisti di bandana d'ordinanza.

  



 
Lasciare Benidorm, alla fine delle vacanze, aveva costituito sia per me che per lui un'esperienza di perdita inedita...




...il pieno, prima della partenza. 



...ma mentre per me si era elaborata in un lutto quasi immediato, per Giorgio - vuoi per una più equilibrata ripartizione del convolgimento reciproco, vuoi per una praticabilità meno complessa (Evelyne era di Parigi), vuoi perchè lui è sempre stato più dedito e metodico di me - la sua storia con Evelyne si è protratta oltre i confini dell'amore estivo, con certe discese di lei a Torino piuttosto memorabili.
Dico così per la semplice ragione che pochi mesi fa - a distanza di quarant'anni - chiacchierando con Simonetta Sacerdote (colei che ha innestato il lungo e, per me, prezioso post del 17 febbraio 2012 "A proposito di pretesti"), lei ha rievocato quelle apparizioni, e me ne ha fornito un'interpretazione che io, con maschile egoismo, non mi ero mai dato la pena di supporre.
Allora Giorgio era fidanzato col Laura Quaranta, che si era vista costretta ad accettare le comparse occasionali della sua rivale senza trovare il coraggio, la rabbia o l'amor proprio - era giovanissima e innamorata - per opporvisi.
Non ci avevo mai pensato.
Per quarant'anni.
Mi ci è voluta la veemenza rievocativa di Simonetta "...e voialtri stronzi a fare da comitato d'accoglienza !" per intuire la più elementare delle conseguenze di quelli che noi amici consideravamo atti dovuti.
Dire che avevamo vent'anni non è granchè come giustificazione, però è così.
Quante volte sia accaduto che Evelyne sia venuta a Torino non so. 
Io ricordo due occasioni, una a primavera del '71...




 Giorgio e Evelyne a casa di Federica Barbaroux
forse aprile del 1971


sempre a casa di Federica
da sinistra: Patrizia Genovesi, Renato Bertrandi
Evelyne e sotto Giorgio



...ma soprattutto per le vacanze di Natale del '70/'71.
Come Giorgio avesse combinato la cosa non ricordo, fatto sta che il 24 dicembre 1970 Evelyne è arrivata a Sauze d'Oulx con la sua amica Veronique.




 Laconico ma sostanziale



Io ero là dal giorno prima, in compagnia di Brigitte Pierre, un'amica parigina che ospitavamo nell'appartamento affittato per la stagione all'Olympia (vedi post 20 settembre 2012 "Cartoline 3") con Renato e altri.







Ora, potrà apparire irrilevante e forse maniacale da parte mia, ma sto scoprendo con eccitazione e solo ora, grazie alla compulsazione di diari, lettere e fotografie che, ad esempio, la foto che seguirà, è proprio di quella sera che cito nel diario, il 23 dicembre 1970.







Sul retro è riportata la datazione generica di "Natale '70" - Charlie Brown - da sinistra Giorgio Oggero, Renato Bertrandi, Brigitte Pierre, Pit e Giorgio Carezzana.
Mi si potrà obbiettare un legittimo "chissenefrega" di conoscere il giorno esatto ma, per me, a distanza di tutto questo tempo, scoprire qualcosa di più, anche se irrilevante, ma che è sempre stato lì e solo adesso si è palesato, è stato come sentire l'aggiungersi d'un soffio all'intensità del rievocare, come se un brusio delle nostre voci si fosse alzato per un istante, accompagnato dalla musica che stava suonando.
Cosa faccio ? Mi cerco un buon psichiatra ? E perchè mai ? Mi piace così tanto ques'archeologia sentimentale. Magari mi fa anche bene...
Insomma si era lì, Giorgio in attesa di Evelyne, io in attesa di un'amica di Brigitte che sarebba venuta a stare da noi e che, prima ancora di vederla, io avevo stabilito che, in base alle descrizioni partigiane di Brigitte, fosse inevitabile invaghirsene.
Nella paginetta vista sopra, del 23 dicembre 1970, c'è una conclusione quasi distratta, una considerazione su una "pivella" ( patetica arroganza verbale adolescenziale, a mascherare inadeguatezze profonde ) con la quale ho poi intessuto una relazione torrida, brevissima e - ovviamente - indimenticabile.
E' stato, tra le altre cose, l'incontro con la prima figura femminile che indossasse biancheria intima sexy, e quantunque fossi stato convinto fino a quel momento di essere disinteressato ad un aspetto del genere, mi ero ricreduto all'istante.
Era di Venezia, si chiamava Nella Bison, e sapeva il fatto suo. 

Io, per quanto ostentassi sicurezza guascona, meno.






















All'apparenza, dunque, una vamp, ma in realtà una ragazza deliziosa, divertente, che sono sicuro si sarà costruita una famiglia solida e numerosa, e allegra.
Nel frattempo, non ricordo per quale ragione, per qualche sera Giorgio era stato assente. Probabilmente a causa di irrinunciabili partecipazioni a festeggiamenti natalizi familiari.
Durante quelle serate Evelyne era stata cortesemente ma assiduamente corteggiata da Fulvio Tasso.
Credo che, pur senza farne parola, Giorgio non gliel'abbia mai perdonata.



Nella fila in alto: Speedy con bicchiere in mano, Evelyne,
Fulvio, Pit e Veronique l'amica di Evelyne.
In basso: Brigitte, Renato voltato, e un francese.





A parte alcuni francesi, di cui non ricordo i nomi, sulla destra
c'è Patrizia Chiesa che si rosicchia un'unghia e dietro di lei Roby Penna
che si fidanzerà poi con Brigitte.




In ogni caso questa transitorietà si è poi interrotta con la ricomparsa dei fratelli Oggero e il ripristino delle relazioni ufficiali...



 



...e, per quanto concerne il sottoscritto, l'arrivo di Dominique Jonas, l'amica di Brigitte.








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La realizzazione di post come questo  mi rende indaffarato per almeno una settimana.
La ricerca del materiale, le ipotesi "costruttive" del come associarlo e così via.
E' una fase molto gradevole, che mi accompagna saltuariamente i pensieri per tutto l'arco della giornata e mi permette provvidenziali distrazioni quando, ad esempio, durante una riunione di giunta l'ordine del giorno prevede  argomenti di bizantina sterilità o quando un postulante viene a propormi un inascoltabile progetto "culturale".
E intanto mi lascia il tempo per occasionali riflessioni su quello che sto rendendo pubblico: se a volte l'entusiasmo non sia foriero di leggerezze diplomatiche.
Voglio dire, ad esempio, che sono andato a rileggermi le lettere di Dominique. 
Sono belle e mi sarebbe piaciuto postarle. Però ho anche pensato che, sebbene sia altamente improbabile che, a distanza di quarant'anni, possa non solo sapere di questo blog ma anche risentirsene, la rievocazione minuziosa forse potrebbe essere anche irritante, chissà...
E così ho deciso di utilizzarne solo una o due, giusto per rendere lo spirito dell'epoca.
Rileggendole ho potuto ricordare che lei aveva un fidanzato, a Parigi. Mi pare che fosse uno studente di medicina, più grande di me.
Io avevo rappresentato una felice parentesi di "speciale amicizia" che solo le francesi sanno amministrare con tutta la grazia di un'elegante spregiudicatezza.



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Dopo le vacanze di Natale l'aspirazione era soprattuto quella di andare a Parigi, a trovarla...







...e lei, in questo frammento di lettera, mi ricorda con ferma delicatezza, dell'esistenza di Geràrd. Tanto per chiarire.
Poi potrà dirmi d'esser contenta di rivedermi e di accogliermi...









...firmandosi Nounouche, il vezzeggiativo che usavo nel rivolgermi a lei.
Lei e Brigitte verranno a prendermi ad Orly...






La laconicità riassuntiva del diario, nella mia fortunatamente perduta calligrafia adolescenziale, rispecchia forse gli stati d'animo della circostanza.
Dominique è nel suo mondo, vive a casa con i genitori, ha un moroso, che le francesi chiamano con noncuranza amico, ma pur sempre moroso è. 
Io rappresento un mondo a parte, vacanziero, fatto di neve, sci, nottate e tempo sospeso.
Sono ospite da Brigitte, che in assenza della madre ha organizzato una festa a casa sua per la serata. Dominique partecipa, ma c'è con lei Gerard.
Io mi appisolo su un divano e ad un certo punto vengo svegliato. A svegliarmi sono Cyril Bargeton, un tipo molto fascinoso che avevo conosciuto a Benidorm e - pensa un po' - Evelyne, la fidanzata di Giorgio.
Il giorno dopo lo trascorro con Cyril in giro per la città, e finalmente la sera Dominique ed io riusciamo ad avere tempo per noi.





 
Di nuovo l'essenzialità logistica delle indicazioni del mio diario non aiutano a restituire gli stati d'animo, e cercare di evocarli ora sarebbe ridicolo, oltrechè poco veritiero.
Quello che ho presente, con la vaghezza costituita da una memoria che si appanna di distanza incolmabile, è che eravamo a casa di Dominique - i suoi erano fuori per il week end - e c'era un certo disagio tra noi, o almeno a me pare di ricordare che IO mi sentivo a disagio.
Dominique e Brigitte appartenevano alla buona borghesia parigina, vivevano in spaziosi appartamenti a Neuilly con i loro familiari, a tutto sembrava fosse riservato il posto giusto, tranne che a noi due clandestini, che non rischiavamo di essere sorpresi ma ci comportavamo come se invece fosse possibile. Almeno così mi sentivo io. Naturalmente sto andando un po' al buio.
Certo le nostre notti di Sauze d'Oulx erano state diverse.
Il giorno successivo Dominique era partita per delle vacanze in Calvados, con Geràrd.








Per noi due rimanere legati all'aspetto ludico e irresponsabile dell'avventura era impossibile. 
Forse più per lei che per me. 
Resta il fatto del piccolo mistero del nostro essere stati l'uno accanto all'altra in una specie di uovo d'amore dischiuso il quale non c'erano più state possibilità.



Dominique, Pit e Brigitte al Charlie Brown, a Sauze d'Oulx




Forse ci eravamo illusi che potesse essere diverso, da ragazzi succede.
L'auspicio nel finale di una delle sue lettere lo suggerirebbe. Però si firma Dominique, e non più Nounouche. 
Magari inconsapevole, ma pur sempre un segno.







Conclusa la parabola Dominique tornerei sulla frase finale della pagina di  diario del giorno del mio ritorno in Italia. 





Ovviamente mi ero completamente dimenticato della circostanza ma, alla luce della cospicua rievocazione del post del 17 febbraio 2012, Celestino (Daniele Sevi) e Gustavo assumono un'importanza diversa da quella che avevo dato allora a quell'incontro casuale, ancora imbambolato dalla trasferta parigina.  
Curiosamente anche questo è riagganciato al post "A proposito di pretesti " evocato prima,  citando Simonetta Sacerdote.
Il trascorso e i suoi intrecci...
Forse sto veramente precipitando in una definitiva fase geriatrica. Boh...



Pensavo di chiuderla così ma Janis (ormai è meglio che anch'io mi abitui a chiamarla così ) mi ha raccontato di una nostra amicizia recente, una ragazza adorabile che è titolare di una libreria in un piccolo centro non lontano, che è appena tornata da Parigi. 
Dove non era mai stata.
Ha detto che ha pianto tutto il tempo. Per commozione.
L'ho invidiata. 
Nell'unico modo in cui invidiare è legittimo, arricchito da un sentimento di affetto abbracciante. 
Ho percepito nettamente cosa può essere Parigi per una persona che l'ha sognata per una vita, e vissuta attraverso i libri, i films, le mille immagini che corroborano le nostre esperienze ipotetiche,  e che poi se la trova di fronte in un età di consapevolezza che ti restituisce tutto, anche quello che non c'è più, perchè in te c'è.
Credo che Parigi sia grata alla nostra amica.
Pochi più di lei, anche tra coloro che ci vivono, tra quelli che ci sono nati, che la frequentano, sono così definitivamente suoi cittadini. 


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