sabato 6 ottobre 2012

ATTI MANCATI 7

Nel 2001 ho ripescato un mio vecchio progetto cinematografico.
Era la rielaborazione di un soggetto risalente al 1980 e rivisitato nel 1988, costituito da una sceneggiatura e da un trattamento piuttosto articolato, come una narrativa dichiarazione di intenti.
Ho cestinato la sceneggiatura dopo la rilettura - mi pare di ricordare che i dialoghi mi erano parsi tutti piuttosto forzati e melodrammatici - e ho salvato quello strano trattamento.
Il titolo era "Forever young".
Con la storia degli "atti mancati" casca a fagiolo, anche se proprio di atto mancato non si può parlare perchè cercare di dargli un destino mi è sempre parso fuori discussione. 
Un'esercitazione, il diletto di raccontare, tutto qui. Lo facevo spesso.
Negli anni '80 sono stato particolarmente prolifico. C'è tutta una costellazione di lavori abbozzati, sospesi, ripresi e di nuovo abbandonati, e altri invece con una loro conclusione, anche se privi dell'abbrivio che avrei potuto - o dovuto - tentare di dare loro per un eventuale sviluppo realizzativo.

Così adesso me li vado a cercare e li accumulo in questo silo di affaccendati e infantili trascorsi che è il mio blog.
Ci traffico e, alla fine, sono soddisfatto come uno dei sette nani. 




 Pit nel 1980








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FOREVER YOUNG






L'ultima persona al mondo dalla quale Angelo avrebbe pensato di poter ricevere una telefonata ha appena chiamato.
Riemergendo da un passato che lui era convinto d'esser l'unico a coccolare ogni tanto, gli ha aperto, con la sorpresa, anche una prospettiva inattesa.
Ed è per questo che ora, in pigiama - è domenica mattina -  dopo aver rovistato nei meandri di un profondo sgabuzzino ed averne estratto una logora custodia coperta di decalcomanie, Angelo sta in piedi davanti agli specchi dell'antiquato armadio a tre ante di una camera da letto austera e un po’ lugubre e accenna mossette e passaggi sul basso Hofner che sta imbracciando.
Così lo sorprende l'anziana signora - sua madre - che sta rientrando in camera sua.
Una madre con la quale Angelo vive da sempre, trascinando la sua vita di quasi quarantenne/ cinquantenne, gestendo l'agenzia di Onoranze Funebri di famiglia e mascherando la sua identità di omosessuale latente e irrisolto.
La madre - è stata lei a prendere la telefonata - ha riconosciuto, malgrado i venti/trent'anni passati, la voce all'altro capo del filo, e ora, vedendo il figlio in quell'atteggiamento si preoccupa.
Angelo, al contrario, è fiducioso, eccitato, pieno di smanie.
Perché a chiamarlo è stata la Nico.
La Nico che era sparita da un giorno all'altro mollando tutto, soprattutto il loro gruppo - gli Scalping Knife - disciolto pochissimo tempo dopo la sua defezione e i cui componenti si erano definitivamente persi di vista in un lasso di tempo sorprendentemente breve.
La Nico è riemersa da quel passato scegliendo l'unico al quale potesse rivolgersi: Angelo, il bassista, malinconico, un po' isterico, indeciso e influenzabile, e gli ha affidato una missione.
Angelo deve, a distanza di venti/trent'anni, rintracciare gli altri componenti degli Scalping Knife e avvertirli che la Nico, in occasione del suo compleanno dei quaranta/cinquant'anni, vorrebbe suonare ancora una volta con loro "in concerto".
Il come e il dove sono semplici.
Lei è stata molto diretta ed esplicita, come sempre.
E' molto ricca, o meglio lo è il suo attuale marito, che ha abbracciato con entusiasmo l'idea del concerto, nonostante si tratti di un capriccio atto a riunire dopo un tempo esagerato, una band di dilettanti che aveva suonato giusto in qualche cantina e a qualche sagra.
Un concerto che si terrà nel parco della villa dove lei risiede occasionalmente, per un ricevimento con centinaia di invitati.
Occorrerà un breve periodo di prove, ci sarà un gettone d'ingaggio su cui lei ha insistito senza imbarazzo e così cospicuo da mettere invece in imbarazzo Angelo, una vacanza in un bel posto, una festa. Ritrovarsi.
Sembra strano detto da lei, che li ha mollati di punto in bianco senza mai più ricomparire, ma Angelo non è il tipo che sottilizza, e lei lo sa.
Così lui si mette subito in caccia.
Con il dentista - le tastiere - non c'è problema. E' il titolare di una degli studi dentistici più avviati della città.
Il problema, se mai, c'è stato quando si è trattato di prendere un'appuntamento come amico e non come cliente, quindi superare lo sbarramento di flautate voci femminili, cicalini classicheggianti fino ad arrivare a lui, che sulle prime non si ricorda, o finge di non ricordare, Angelo, la Nico & C.
Si rivedono nello studio del dentista, elegantissimo, vivacizzato da uno stuolo di immacolate collaboratrici che sembrano essere state scelte più per l'avvenenza che per la competenza.
Angelo risulta essere rimasto pressoché uguale: sempre magrino, con i riccioletti che si ostina a portare lunghetti, che sono ingrigiti ma sempre fitti. Il dentista invece è parecchio cambiato.
Quasi obeso, calvo, con lenti che coprono male le borse sotto gli occhi.
Ma vivace, eccessivo, tronfio per il proprio successo, esibizionista.
Perplesso di fronte alla proposta della Nico, ma tentato dall'idea di poter sfoggiare la propria posizione anche con lei.
Non impiega molto tempo a organizzare sotto gli occhi di Angelo, di cui spia le reazioni, la gestione dello studio durante una sua eventuale assenza anche prolungata. In realtà la sensazione che si ha è che lo studio funzionerebbe alla perfezione anche se la sua assenza fosse definitiva.
Il dentista, che come dentista si vocifera sia una mina vagante, ha saputo al contrario, con invidiabile spirito imprenditoriale, circondarsi di professionisti eccellenti e poco intraprendenti in un'atmosfera di rasserenante eleganza.
Così il dentista ci sta.
Trovare Mario - la chitarra solista - è stato decisamente meno facile.
Nessun elenco telefonico è stato d'aiuto.
Nessuna traccia della sua famiglia. Del resto Mario è sempre stato piuttosto enigmatico.
Ma Angelo rivela un inaspettato talento di segugio. E scova anche Mario. Gestore di un maneggio un po' scalcagnato, fuori città - più fango che prati, più ronzini da macello che cavalli da sella - in evidente condizione di precarietà.
Mario, ancora più asciutto di allora, la pelle tesa sugli zigomi, i capelli lunghi raccolti in una coda, baffi ingrigiti - l'ultimo degli hippies -  nonostante tutto sembra perplesso, non convinto, distante.
L'insistenza di Angelo, il suo implorante entusiasmo, non paiono contagiarlo. Soltanto dopo che se ne sarà andato, Mario, parlando con la ragazza che vive con lui - una straniera che per età potrebbe essergli figlia - ci permetterà di capire che per loro due quell'occasione è mandata dal cielo. Filarsela sarebbe stato opportuno comunque.
Per quanto riguarda Sergio - il batterista -  il problema non è tanto il rintracciarlo.
Sergio lavora per una grossa impresa edile, con cantieri sparpagliati nel terzo mondo, come "capocampo" responsabile degli alloggiamenti e degli approvvigionamenti per le squadre di specialisti che si alternano sui lavori.
I suoi ritorni sono sporadici, a volte forzati, in ragione di una guerra civile o di un'epidemia.
Ma siccome la vita quando da appuntamenti fatali li organizza garantendosi che non ci siano intralci, appena un paio di settimane dopo la fatidica telefonata della Nico fa sì che Angelo, il dentista e Mario riuniti siano all'aeroporto, in attesa dell'atterraggio del 747 che riporta a casa Sergio dal Quatar.
Con lui la questione appare subito molto più dura.
Non solo trovarseli di fronte non gli sollecita nostalgiche affettuosità - li tratta con un certo distacco, senza sorpresa, come se li avesse incontrati il giorno prima - ma soprattutto, informato del "richiamo" della Nico, oppone un rifiuto categorico. Si stupisce invece che loro siano disponibili a prenderlo in considerazione, ricordando  con poche dure parole come lei li avesse mollati senza preavviso né scrupoli.
Sergio è uno pieno di spigoli, chiuso, incazzato.
Li congeda fuori dell'aeroporto senza dare loro neppure il tempo di insistere.
Per i tre è una doccia scozzese.
Ognuno ha la sua idea in proposito, ma per ora nessuna risolve la questione.
Sergio ha detto no, e tra l'altro le sue ragioni hanno un poco incrinato le più o meno allegre disponibilità degli altri. E la partenza è imminente.
Naturalmente Sergio non ci pensa più. Anche perché ha altre gatte da pelare.
Il fallimento del suo matrimonio, che data ormai da anni, è stato virulento, astioso, muro contro muro con l'ex moglie Mara, che gli rende laborioso il soddisfacimento dell'unico desiderio che lui nutre a ogni suo ritorno, e cioè trascorrere il maggior tempo possibile con la figlia adolescente Alessia.
E adesso Alessia rappresenta il problema più grosso. Ha sedici anni e un carattere cesellato sull'esperienza della separazione traumatica dei suoi, dell'assenza pressoché totale del padre e della fragilità sentimentale della madre, che pare avere un magnetismo speciale nell'attrarre figure maschili negative.
In occasione di questo ritorno a Sergio tocca scoprire che sua figlia e la sua ex moglie sono ora fidanzate con un paio di amici - troppo vecchi per Alessia e troppo giovani per Mara - roba tipo P.R. per discoteche, arrembanti e anfetaminici, improbabili nell'abbigliamento come nell'attitudine al pensiero organizzato.
Tentare di parlarne con Mara sfocia in un immediato litigio. E a Mara si affianca Alessia, rinfacciando al padre di volerle impedire di vivere la propria vita.
Insomma tutta roba prevedibile ma dura, angosciosa.
Sergio, dopo i primi tentativi di riavvicinamento sembrerebbe risoluto a mollare.
Telefona all'impresa rendendosi disponibile per un ingaggio immediato.
Intanto Angelo e gli altri si preparano alla partenza, per raggiungere la Nico che ha detto che, pazienza, un batterista lo troverà lei.
Poi, un mattino all'alba, Sergio deve correre al Pronto Soccorso e ritrovarci Alessia ricoverata per abuso di psicofarmaci.
La verità viene fuori sconcertante e traumatica. Mara confessa tra le lacrime che lei e la figlia fanno uso, occasionale dice lei, di stupefacenti, in compagnia dei loro partners.
Sergio è senza parole, annientato di fronte a questa donna che sicuramente a suo tempo deve avere anche amato e di cui non riconosce nulla, se non la debolezza incosciente, quasi criminale.
Alessia intanto si riprende, e ritrovarsi accanto il padre sembra inaspettatamente confortarla.
Sergio si lancia nella sua crociata con la determinazione di un mastino. Attiva avvocati, chiede aspettativa all'impresa per cui lavora, affronta a muso duro il moroso della figlia, mette Mara con le spalle al muro, chiama Angelo che sta chiudendo la valigia e chiede se il posto di batterista è ancora vacante. Angelo è sconcertato, anche perché in realtà il sostituto già ci sarebbe, ma risponde di sì, anche quando Sergio dice che unica condizione è che possa portare con sé la figlia.
Qualche concitata telefonata alla Nico e tutto si sistema.
Così, un bel mattino, il loro aereo prende il volo, sulle note di   "Living on a Jet plane" che la Nico sta canticchiando accompagnandosi alla chitarra, accoccolata sul palco deserto, appena allestito, nel parco della sua villa, in attesa.
Intanto a bordo dell'aereo ognuno manifesta il suo carico emotivo in modo diverso: Angelo con l'euforia, il dentista con un po' di supponenza, Mario con il suo silenzioso sorriso enigmatico, Sergio pietrificato nel suo distacco, con pochi accenni maldestri d'affettuosità per la figlia.
Al loro arrivo la realtà supera le aspettative.
L'accoglienza è degna di una rappresentanza diplomatica. La residenza della Nico è sontuosa.
I vecchi ragazzi degli "Scalping Knife" stentano a dissimulare la meraviglia.
La Nico che ha spiato il  loro arrivo e ha vissuto questo momento in preda alle emozioni più contradditorie: prima gioia, poi come una delusione, un disappunto, forse un timore d'aver commesso un errore.
Ora finalmente si fa avanti.
Baci e abbracci di prammatica, un velo d'imbarazzo formale, il tentativo di tutti di scacciarlo.
Anche lei è cambiata. Appesantita, ma con la stessa simpatia contagiosa di allora, una vena turbolenta di eccentricità non doma, un sex-appeal intatto, malgrado le "ingiurie" del tempo.
L'assestamento del gruppo sarà graduale, fitto di microincidenti, incomprensioni, imbarazzi, entusiasmi e ritrosie.
Il marito della Nico si rivela subito per quello che è: un trafficone legato a lobbies politiche e industriali, fortemente vincolato da un sentimento indecifrabile alla Nico, borioso ma fortunatamente quasi sempre assente.
Per il resto attorno a loro gravita una pletora di personaggi di molti dei quali non si capisce il ruolo. Tra questo uno che si rivela subito simpatico è il ragazzo che si occupa della gestione di una vera e propria sala di prova e registrazione, che la Nico ha fatto allestire per il gruppo.
Strumenti e impianti sono tutti lì, eccellenti.
E così questa curiosa coabitazione - durante la quale affioreranno tutti i sospesi individuali e di gruppo, in cui ci si accapiglierà e ci si riconcilierà, in cui la Nico starà spesso sopra le righe, nel ben e nel male, in cui si riconoscerà l'impossibilità di ricostruire vere amicizie e su questo riconoscimento si fonderanno le basi per costruirne di nuove, forse meno illusorie ma anche meno fragili, in cui l'intimità forzata  faciliterà le confessioni, le tentazioni, le rivelazioni - soprattutto si suonerà e canterà.
Recuperando laboriosamente il repertorio degli Scalping Knife.
Covers di un po’ tutti i generi, ma sempre rivisitate con originalità ( uno Stand by me ska o un Cracklin'Rosie reggae ).
Creedence Clearwater Revival, Hollies, Donovan, Carole King, Byrds, Belafonte e molti altri ancora interpretati recuperando laboriosamente le proprie capacità musicali, abbandonandosi con sollievo allo spirito "dionisiaco" di una session riuscita, scontrandosi tra il tirar via e l'attardarsi in perfezionismi. Il tutto appunto mescolato a un quotidiano che, se pur dorato, resta vagamente concentrazionario.
Vuoi per questo, vuoi perché i 4 Scalping Knife vorrebbero ricambiare con un regalo la generosa occasione che la Nico ha offerto loro, vuoi perché la compagna di Mario fa notare l'annuncio su un quotidiano di un'asta di memorabilia rock e strumenti musicali nella grande città non molto lontana dalla residenza della Nico, insomma per tutta una serie di motivi i 4 si prendono una vacanza di un giorno.
All'asta il dentista può finalmente concedersi il suo momento di gloria: prima segnalando vistosamente i suoi rilanci sotto lo sguardo incerto dei compagni, poi maneggiando VISA oro, golden card American Express e analoghe con la maestria di un  giocatore delle tre carte non solo si accaparra una chitarra appartenuta a John Denver per la Nico, ma anche - ovviamente con minor spesa - un banjo per Angelo, un dobro per Mario, una concertina per sé e un paio di  timbales caribici per Sergio.
Con il loro carico di doni attraversano la città in preda ad un'euforia adolescenziale.
Scendono alla metropolitana per raggiungere la stazione ferroviaria da dove un treno li ricondurrà alla località della residenza della Nico.
Muovendosi per i cunicoli, sbagliando percorsi, tornando divertiti sui propri passi, seguono ad un tratto un suono che li raggiunge prima ovattato, mescolato agli echi dei brusii sotterranei, poi sempre più chiaro, definito dalla risonanza acustica del sottosuolo, fino a diventare voce limpida.
Quella di una ragazza piuttosto giovane ma dall'aspetto provato: i capelli arruffati, uno sguardo dalla fierezza spaventata , fisso su distanze indecifrabili.
Canta senza accompagnamento strumentale, a gola spiegata, come in una specie di implorazione, qualsiasi sia la canzone che interpreta.
I nostri 4 si fermano tra gli spettatori. Pochi per la verità.
Sembrano incantati da quella esibizione disperata e furibonda. E' Mario il primo a posare a terra la custodia e ad estrarre il dobro. Gli altri sono presi un po’ alla sprovvista ma si affrettano a fare altrettanto.
La ragazza li vede. Sembra intimorita dai loro gesti. Il berretto in cui raccoglie le offerte è quasi vuoto.
Sono i 4 sorrisi di affettuoso incoraggiamento, persino da parte di Sergio, a vincere la sua paura.
Gli Scalping Knife suonano per lei , appoggiano le loro voci in controcanti sotto la sua, riconducendola ad un'armonia meno disperata.
La gente si ferma, il berretto si riempie, le canzoni si susseguono, il tempo trascorre, fino a che c'è il rischio di perdere l'ultimo treno. C'è solo il tempo per un'ultima canzone e la ragazza intona un vecchio brano di Bob Dylan; sembra volerlo dedicare a quei quattro alieni che hanno l'età di suo padre e che paiono contenti come dei ragazzini. Cantano insieme "Forever Young".
Il ritorno alla villa è rivitalizzato da questa parentesi.
L'accordo musicale è cresciuto di pari passo con quello umano. Angelo è meno isterico, meno altalenante nei suoi umori, il dentista si è gradatamente riumanizzato, lasciando da parte l'enfasi del suo esibizionismo, Sergio si è ammorbidito, riesce persino a considerare con condiscendenza il flirt tra Alessia e il tecnico  della sala prove, Mario e la sua compagna hanno addirittura trovato un probabile impiego per la gestione delle scuderie del marito della Nico. E la Nico permea tutto.
Nei giorni che sono trascorsi è stata tenerissima e spietata, egoista e generosa. Si direbbe ossessionata da un'enfasi di accaparramento di emozioni che spesso sfociano in sorprendenti performances musicali.
Fino alla festa.
Che in realtà è una festa decisamente riuscita. Vale a dire dove la gente si diverte. Dove solo nella fase iniziale c'è la stupita e ammirata attenzione di tutti i presenti nei confronti dell’inaspettata esibizione della loro ospite.
Poi la gente comincia a ballare, a chiacchierare, ride, mangia, beve, si esibisce, esibisce, corteggia, tratta, trama, spettegola, rumoreggia.
E gli Scalping Knife fanno il sottofondo.
Gli applausi alla fine di ogni brano sono sempre generosi, ma durante le esecuzioni pochi sono quelli assiepati di fronte al palco ad ascoltare.
Poi anche la festa, con la lentezza dei congedi dilatati, volge al termine.
Gli Scalping Knife hanno lasciato il palco da un pezzo, cedendo il posto alla musica di un DJ.
Nel gruppo c'è compiacimento, spossatezza, malinconia, il vuoto difficile da colmare lasciato da una protratta scarica di adrenalina. Stanno nella festa e ne sono un po' fuori.
Poco prima della fine salgono un ultima volta sul palco per l'ultima canzone.
Dopo la Nico si accomiata consegnando a ciascuno dei componenti del suo vecchio gruppo una busta, raccomandandosi di aprirla solo quando saranno nelle loro camere.
C'è un velo d'imbarazzo.
Tutti sanno che la busta contiene l'assegno che lei ha preteso di pagare per la loro partecipazione. C'è chi ritiene che avrebbe potuto attendere un momento più opportuno, chi cerca di non accettare, chi vorrebbe trattenerla ma lei si sgancia con eleganza, con gesti affettuosi. Scompare.
Gli Scalping Knife tergiversano ancora prima di ritirarsi. Un ultimo bicchiere, chiacchiere, ammiccamenti con sconosciute.
La Nico si sta struccando di fronte allo specchio e loro sono ancora là, sotto i gazebo, accanto ai buffets in disarmo.
Poi, alla spicciolata, si ritirano nelle reciproche stanze, mentre lei finisce di struccarsi.
Nella busta, per chi l'ha aperta, c'è effettivamente un assegno, e anche cospicuo.
Il dentista scuote la testa e lo posa sul letto. Mario, seduto accanto alla sua ragazza addormentata, estrae dalla busta altri fogli, che accompagnano l'assegno: fotocopie, un messaggio.
La Nico intanto si sta osservando nello specchio ed è impossibile decifrare quello sguardo. Poi si sposta, esce di campo, rientra.
Lo specchio rimanda l'immagine riflessa della sua schiena.
Sergio sta leggendo senza capire le fotocopie di esami clinici che sono nella sua busta. Mentre il dentista, le stesse fotocopie, le sta decifrando con sgomento.
Angelo corre fuori della sua stanza stringendo in pugno il foglietto del messaggio della Nico, e prima ancora di poter bussare alla porta di Mario quella già si apre.
Lo sparo li gela lì, in piedi, l'uno di fronte all'altro. Mentre sullo specchio della Nico gli schizzi di sangue cominciano a colare lentamente.




Forse Mario e la sua ragazza resteranno lì - la voce F.C. della Nico sta leggendo il messaggio per lui - e il dentista e Angelo e Sergio si preparano a tornare alle loro vite.
Ora la voce F.C. di un uomo legge la condanna a morte per la Nico nel linguaggio clinico asettico delle diagnosi senza campo, ma la voce della Nico si sovrappone e ride e legge i messaggi d'addio per i suoi amici, e ancora la voce diagnostica riprende il sopravvento, affievolendo le parole del commiato di lei.


I partecipanti al funerale sono più attenti di quelli della festa, anche se sono, più o meno, le stesse persone.
La canzone registrata che accompagna le esequie, l'avevano già ascoltata eppure adesso sembrano tendere l'orecchio, molti non trattengono le lacrime, anche se c'è chi non si esime dall'emettere giudizi frettolosi.
Ma piano piano la voce della Nico che canta con i suoi Scalping Knife prende il sopravvento su tutto. In una folgorante versione di Forever Young.



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