giovedì 15 novembre 2012

PRIMA E DOPO

La serata con gli amici è stata preziosa ma non posso dimenticare l'intera giornata che l'ha preceduta, con Speedy, Paolo Drago e me, in giro per la città.
Ci siamo aggirati come adolescenziali flaneurs in un luogo, almeno per me e Paolo, quasi irriconoscibile. 
Torino, la città che ci ha visti nascere e ha ospitato la nostra infanzia e la nostra adolescenza, è diventata una misteriosa e seducente estranea, con alcuni tratti di commovente riconoscibilità ma sostanzialmente "altra".
Speedy, che ci è abituato (alla città e ai suoi cambiamenti, intendo) ha fatto da anfitrione e così abbiamo viaggiato molto in metropolitana (sia Paolo che io eravamo all'oscuro della sua esistenza) ci siamo concessi un pellegrinante aperitivo da Platti senza rilevanti scossoni emotivi (Speedy non si era neppure accorto che è scomparsa la sala di fondo).
Abbiamo pranzato a Eataly, al Lingotto.
(ecumenico, planetario incanto culinario. Una roba da New York con le raffinatezze del vecchio mondo. Una roba da Torino, dunque).
Ci siamo lentamente sfiancati per il centro pedonalizzato. 
Sosta al Mokita. 
Paolo ha comprato poco più avanti, da Stratta, le violette candite per guarnire con marron glacès un Monte Bianco che ha in programma di allestire a Padova, dove le violette candite non si trovano (ah... Turin !)
Io ho preso nel negozio di stilografiche di via Lagrange l'inchiostro color lavanda che trovo solo lì.
Mi rendo conto che tutto questo suona parecchio gozzaniano, malgrado l'ebbrezza del metrò, ma non poteva essere che così.
Anzi è stato un dono del cielo che sia stato così, a passeggiare motteggiando come ventenni, ma scortati dalla blanda malinconia d'esser consapevoli dell'importanza cruciale delle "rose che non colsi".
Ci siamo poi abbandonati, esausti, sui divani a casa di Speedy. 
Abbiamo bevuto un thè o un Laphroigh ? Non ricordo. Forse tutti e due.
Poi ci siamo incamminati, sotto il benevolo sguardo di sufficienza di Mariuccia, automobilisticamente accompagnati da Francesco, verso il Du Parc.



Pit, Francesco e Speedy, sul terrazzo di casa Rutigliano
 in una foto scattata da Paolo


Un paio di giorni dopo ero a Milano, nella nuova casa di Susanna ( per lei vedi post 24 giugno, 15 luglio e 13 agosto 2012), a trattare di balletti e di letteratura, a farmi trattare come un pascià, grazie alla sua allegria, al suo affetto, alle sue doti culinarie, programmatiche, e ai suoi suggerimenti terapeutico/esistenziali.
La casa l'ha arredata con i mobili di casa dei suoi di Torino e, qua e là, ci sono foto incorniciate che la ritraggono in un'epoca in cui ancora non ci conoscevamo. 
Le ho fotografate a mia volta, ispirato da grande simpatia per quella ragazzina che è diventata la mia pirotecnica amica di oggi.











Qui, probabilmente, ci eravamo già conosciuti


Poi sono tornato a Schio e lei a casa sua a Ginevra.
A Schio ho ricevuto un messaggio di Simonetta, che avrebbe dovuto essere alla cena ma non ho capito se era in Belgio o in Norvegia.
(Riguardo a Simonetta vedi post 17 febbraio 2012)
Quindi appuntamento al mio prossimo ritorno a Torino.
Eeh...le vecchie amiche e i vecchi amici...




Pit e Simonetta Sacerdote - 1970

2 commenti:

  1. hai colto l essenza della nostra fantastica Susanna!
    irrefrenabilmente pirotecnica!
    :-)

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