venerdì 2 gennaio 2015

CARTOLINE 10







La cartolina non è granchè, un naif elementare, genere pittorico che non mi ha mai entusiasmato...







...ma quel che conta sono i mittenti. 
Due sorelle e un fratello che in questo agosto del '78 erano già spariti dal mio orizzonte da qualche anno ma che non hanno mai smesso di affascinarmi per il mistero delle vicende delle loro vite, delle quali non ho che frammenti riportati, non ricordo neppure da chi, e che con il tempo hanno continuato ad ammantarsi di nebbie fluttuanti.
Recentemente il mio amico Paolo Drago mi ha instillato l'ultimo tarlo in proposito dicendomi che, a suo avviso, non avevano per cugino Rodrigo Solaro come ancora adesso io ho la quasi certezza che sia, bensì Kiki Gutermann (spero si scriva così) che conoscevo solo di vista e che mi pare che in un'epoca remota sia stato marito di una mia ancor più remota fiamma silenziosa, Lela De La Forest, ma questa è un'altra storia, anche se ci sta, nel complesso intreccio che proverò a raccontare.
Tutto ha inizio durante le vacanze di Natale del 1968, a Sauze d'Oulx.
Stella polare di quel periodo era stata Caroline Kobel, come ho trattato nei post del 28 novembre 2010 ( in una parte del racconto "Sei giorni fuori strada") 1 febbraio 2011 (seconda parte di "Un mestiere") e 14 luglio 2011 ("Caroline") ma durante quelle vacanze avevo conosciuto anche Gabriella, che mi aveva poi spedito da Parigi l'invito a un ricevimento.





 Gabriella, tra me e Sergio Barnabé, alla "Tampa"- Natale '68




Il 18 gennaio del 1969 ho preso un aereo per Parigi e il 19 sera, senza Caroline, mi sono presentato in Avenue Montaigne.
Malgrado il cartoncino d'invito che avevo ricevuto fosse altisonante - il marchese e la marchesa de R. che invitavano ME - non mi aveva preparato allo sfarzo del palazzo, al maggiordomo che mi aveva ricevuto con un certo sussiego, all'affollata sequenza di Rolls e Bentley parcheggiate lungo il marciapiede,  insomma una roba da film.
Gabriella era stata deliziosa, mi aveva ammannito a familiari ed amici come un dono insperato, presentato ad amiche ed amici e poi, nella penombra di un salottino appartato, a sua sorella Brigida e a suo fratello Robì.
Io allora ero completamente preso da Caroline ma Brigida, così silenziosa e placida, come isolata in un mondo suo, impenetrabile, mi aveva colpito.  






A distanza di un anno, durante le vacanze di Natale del '69, sono tornate a Sauze d'Oulx e con Brigida e abbiamo inaugurato un flirt evanescente. 
La notte di capodanno lei è andata ad una festa a Sestrière e io ho intrapreso un'avventura meno straniante con Catherine Lentschener.








Dopo qualche mese...








E infatti...









Doveva però trascorrere del tempo prima che ci rivedessimo, sempre a Natale, sempre a Sauze, alla fine del 1971.








Questa volta la relazione si era rivelata meno volatile, lei era un poco più comunicativa, io forse meno sciocco. Capodanno insieme, ad una festa a casa di Luca Remmert, sesquipedale consumo di hashish che lei e il fratellino Robì avevano come provvista in forma di inesauribile mattonella, insomma, l'andamento di quei tempi.
Da quel momento, dopo le vacanze invernali, abbiamo avviato una corrispondenza epistolare, e ogni tanto arrivavano anche delle cartoline.









Anche lei, come a suo tempo la sorella, mi annuncia di aver superato l'esame di maturità.
Mi piaceva molto la calligrafia sia sua che di Gabriella...












Nel febbraio del 1972 avevo ricevuto un cartoncino che mi annunciava una festa...











...l'invito era di Dominique che anni dopo sarebbe diventata la prima moglie di Sarkozy, e segnala che sarebbero state presenti sia Brigida che Gabriella, nonchè Fabienne, storica compagna di avventure sauzine.








Fabienne e Pit al "Charlie Brown" di Sauze d'Oulx - Natale 1971



Non so come sia andata e non ricordo perchè a quella festa non mi ero presentato però poi, ad aprile, con Giorgio Oggero eravamo stati a Stoccolma...







...e nel viaggio di ritorno avevamo deciso una deviazione piuttosto macchinosa e notturna su Parigi attraverso Danimarca, Germania, Olanda e Belgio, svegliati continuamente da guardie di frontiera, che allora era ancora così.






Pit e Giorgio ad un risveglio, ma da tutt'altra parte




Brigida ci aveva ricevuti e accolti nella magione di avenue Montaigne, lei e Robì ci avevano poi rifocillati offrendoci un pranzo al "Pied de cochon" dalle parti delle Halles, allora in corso di smantellamento e trasformazione, e tra le portate avevamo gustato un'indimenticabile soupe a l'ognon.




 Brigida in Avenue Montaigne




Con Brigida ci siamo rivisti un'ultima volta fuggevolmente, nel 1973. 
L'occasione è approfondita nel post del 26 luglio 2012 "Paris 1973". 
Sono andato a rileggermelo accorgendomi di aver già collocato molte delle parole e delle immagini che ho messo qui, e vabbè, vuol proprio dire che l'argomento continua a frullarmi per il capo.
In "Paris 1973" ho citato i ritrovamenti in rete, dati che nel frattempo sono scomparsi.
Il fatto che il loro vero papà, non il marchese, si fosse suicidato a New York quando loro erano ancora piccoli, che la madre si fosse risposata da quel che mi era parso di capire a Palm Beach, che Robì che era un ragazzino minuto e piuttosto timido fosse finito a fare il cow boy in un ranch, non ricordo se nell'Idaho o nel Montana, che Gabriella avesse scelto di rifugiarsi in una comune nella Francia centrale, in un posto senza acqua corrente nè luce elettrica e che di Brigida l'ultima traccia trovata in rete parlava di una missing, insomma tutti questi elementi continuano a spingermi ad almanaccare.
Così per ora lasciamo Gabriella, Robì e Brigida con un'ultima immagine e l'ultima cartolina ricevuta, di un capodanno di quarantuno anni fa.
















Quella speranza di rivedersi presto non è stata esaudita.
In giapponese YUGEN esprime il concetto zen di misterioso, nel senso di uno stato d'animo prodotto dal fascino inspiegabile delle cose, il sentire un universo "altro" colmo di misteriosa unità.
Questa storia così lontana per me è yugen.







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