lunedì 22 aprile 2013

MACCHININE







Roberto P. non si occupa soltanto di trovarmi i libri introvabili ma asseconda anche certe mie passioni piuttosto infantili, inseguendo altri oggetti. Insomma è un vero segugio.
Da bambino, come molti, ho giocato con automobiline in scala 1:43, in particolar modo Corgi Toys e Dinky Toys.
Da adulto, ritrovandone alcune sui mercatini, non ho resistito all'incontrollabile impulso di acquistarle.
Con il mio amico Pierangelo, che condivide l'insana passione, eravamo poi stati a fiere e mostre specializzate e il mio entusiasmo nel rivedere oggetti di un'epoca aurea mi aveva spinto ad acquistare, a prezzi anche impegnativi, modellini che ricordavo ma che non necessariamente mi erano appartenuti.
L'ansia di riconcedermi il piacere dell'essere infante mi ha poi indirizzato all'acquisto di modellini recenti, in uno spirito collezionistico che non mi è mai stato proprio.
Insomma, ad un certo punto mi sono detto "Ricominciamo da capo".
Ho venduto tutto il mio parco macchinine - con risultati decisamente degni - e mi sono posto alcune domande.
Le risposte erano semplici.
Nel cospicuo novero di giocattoli appartenuti alla mia infanzia il ruolo di "Rosebud" di wellesiana memoria, per quanto riguarda i modellini d'auto, si può circoscrivere a poco più di una mezza dozzina.
Non saprei dire perchè, tranne che per ragioni che ancora non so decifrare, erano le mie macchinine preferite.
E così si è aperta una caccia che, disponendo di un patrimonio eccessivo da destinare a dei vecchi giocattoli, potrebbe già essersi conclusa.
Roberto partecipa alle aste in rete per me. Il tetto che stabilisco è modesto.
A volte va bene, più spesso male, ma ogni tanto la portinaia mi consegna un pacchetto che in genere arriva dalla Gran Bretagna.
Lo spacchettamento è un rituale impagabile.
Quei giocattoli non sono stati ovviamenti i miei, ma li considero comunque "tornati a casa".
E in assenza della possibilità di giocarci davvero, disperatamente e inesorabilmente perduta - uno dei danni più irreparabili che il crescere arreca senza che ne percepiamo la portata devastante, che sostituiamo con palliativi sportivi, turistici, speculativi - mi gingillo con le solite fantasie mie.
Di fronte a quegli oggetti che portano i segni dell'aver giocato mi chiedo quali piccole mani li hanno spinti su strade immaginarie. Mani che oggi sono di anziani che forse neppure ricordano quel loro giocattolo.
Siamo alle solite, lo so. Farei la gioia di uno psicoanalista.
E pazienza.
Ho iniziato con le ultime macchinine che ho avuto, quelle che si sono aggrappate alle residue possibilità di venir giocate prima dell'addio all'infanzia: un paio di Corgi Classic parecchio amate, risalenti agli inizi degli anni sessanta.
Una Bentley...











...e una Ford model T...













L'arrivo più recente è di qualche giorno fa: una Chevrolet Impala della Corgi modello state patrol risalente, credo, alla fine degli anni cinquanta.










Cosa non darei per saperci ancora giocare...e malgrado quest'incapacità definitiva le inseguo ancora o meglio, le faccio pedinare dal mio amico Roberto.
Quando poi riesco ad accaparrarmele sto lì a contemplarle, come se mi aspettassi che ad un certo punto mi parlassero.
Non lo hanno ancora fatto ma non dispero.

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