giovedì 18 aprile 2013

CARSON



Recentemente gli scambi epistolari via e-mail con Susanna si sono frequentemente soffermati sui libri di Carson McCullers, una scrittrice che amo da molti anni e che Susanna ha abbracciato con l'entusiasmo che la contraddistingue quando una cosa le piace.
Carson è morta piuttosto giovane, lasciando ai suoi ammiratori un patrimonio di scritti che si vorrebbe molto più vasto di quanto non sia.





La mia copia, del 1974, del suo primo libro
che la rese famosa a 23 anni.
Infatti era nata nel '17 e l'uscita del "Cuore"
è del 1940.





...e questa è la mia copia della "Ballata"
in un'edizione del 1979.
Lei lo avea scritto nel 1951, una data
che sta per tornare...





Ed ecco la traduzione in italiano del 1982 
di un libro uscito in America nel 1961.





In tempi recenti sono stati rieditati "La ballata del caffè triste" e "Il cuore è un cacciatore solitario", in tempi relativamente remoti erano usciti "Orologio senza lancette" e "Riflessi in un occhio d'oro" - da cui era stato tratto un film con Marlon Brando che non mi era piaciuto e, di conseguenza, l'unico che non ho letto -  e in tempi decisamente remoti "Invito di nozze".
Quest'ultimo l'ho inseguito inutilmente per anni, senza mai trovarne neppure tracce.
Poi è arrivata la Rete.
Ho scoperto che una corposa biografia della McCullers, mai uscita in Italia, aveva invece avuto un'edizione francese, così ho mobilitato il mio "pusher" Roberto che, immancabilmente, mi ha rifornito.
Prima mi ha trovato la biografia in una libreria di Bordeaux.















...e poi, meraviglia delle meraviglie, un'introvabile copia Longanesi del 1951 de "Invito di nozze".











Leo Longanesi in persona aveva contribuito alla cura della traduzione.
All'interno i dettagli mi inteneriscono.
Il libro  è stato finito di stampare nel settembre del 1951. Ecco la data che torna, come annunciato.










Io mi accingevo a compiere un anno, a Carson ne restavano 16 da vivere, ma i capolavori erano già usciti dalla sua penna e i dolori dell'esistenza si accumulavano impietosamente.









E mi fa un certo effetto leggere la parola "vivente".
Lei che è morta a cinquant'anni nel '67, molto prima che io ne scoprissi l'esistenza.
Così sfogliando le pagine del libro ad ogni dettaglio che me la fa riconoscere per quella sua scrittura così unica, mi chiedo quante mani hanno sfogliato queste stesse pagine, e quali erano i sentimenti e le sensazioni di quei lettori. 
Dal primo, che ha acquistato il volume al prezzo di lire 150, ai proprietari successivi, prima che finisse confinato su un ripiano dello Studio Bibliografico Orfeo di Bologna, dove me lo ha scovato Roberto.
Certo, lo so, si può alimentare la stessa fantasia per qualsiasi volume preso a presto in una Biblioteca Civica, ma qui la questione è molto più personale.
I libri della biblioteca passano di mano in mano per tornare regolarmente alla loro collocazione numerata, in attesa di un altro postulante. 
Sono libri che, fisicamente, hanno una specie di natura impiegatizia. 
Sono stati acquistati nuovi ed invecchiano pacatamente, le copertine rivelano l'usura ma non l'avventura, si concedono a tempo, lasciando anche loro tracce significative ma sempre con quella natura di vago meretricio che li fa di tutti e di nessuno.
Sono consapevole che ci sono un sacco di sfortunati che non hanno la più pallida idea di cosa io stia parlando.
Sto parlando di amici che ti aiutano a vivere e a capire la vita, la tua e quella degli altri, con un margine di errore sempre minore, e che quindi vuoi tenere vicino a te perchè ti accompagnino, per  rinnovare con loro rituali di affetto tangibile anche solo osservandoli. 
Insomma ci sono i libri. 
Poi ci sono i tuoi libri, e infine ci sono i libri di altri che il destino rende tuoi, o i tuoi che abbandoni al possesso di altri che, forse, li considerano un dono del cielo come per me è accaduto con "Invito di nozze".

Nessun commento:

Posta un commento