martedì 21 agosto 2012

...e a volte no (Dancing).



La silloge di "atti mancati" proseguirà, credo.
Ne ho già trovato un altro, sempre dell'83, in forma di sceneggiatura per un cortometraggio che dovrò ricopiare perchè esiste solo in veste cartacea, di quelle - come dicevo - battute su un'Olivetti Lettera 32.
Però ci sono state occasioni non perdute. E' il caso di "Dancing". 
Ne ho già parlato nel post di domenica 11 settembre 2011.
Quello che là non ho detto, perchè me ne ero completamente dimenticato, è che il soggetto nasce sì grazie ad una passeggiata con Speedy, ma non arriva subito al suo produttore.
Allora l'unico produttore mio era Raiuno con l'intermediazione di Ipotesi Cinema.
La copia del soggetto di "Dancing" che ho trovato nella cartellina e che risale alla fine del 1983, corredata di preventivo e piano di lavorazione, presupponeva la realizzazione di un filmato di 10 minuti.
Il fatto di non essere riuscito a ottenere un consenso  immediato è stata una fortuna.
Nell'86 l'ho prodotto con Raitre, ho avuto più tempo a disposizione e ne è venuto fuori un documentario di mezz'ora. Quello di cui parlo nel post sopracitato. 
Per la prima volta mi ero misurato con le riprese in elettronica (3/4 di pollice, U-Matic o BVU, non ricordo) un vero trauma arrivando dalla pellicola, ma mi ha permesso di mettermi al passo con i tempi del declino generale.
Il soggetto presentato a Ipotesi Cinema e scritto a Rueglio nel dicembre del 1983 è questo.



DANCING

Torino in un giorno feriale qualsiasi, in primavera.
la meta è il Valentino.
Arrivando dal Borgo Medioevale, risalendo verso la Facoltà di Architettura, il viale fa una curva morbida, placida come quella di un fiume e proprio qui, di fronte al Circolo della Scherma e accanto al civettuolo classicismo del piccolo Pantheon dell'Istituto di belle Arti, c'è il Dancing.
E' sorprendente, eppure alla quattro del pomeriggio di un giorno qualsiasi l'armonia vagamente esotica di tanghi e milonghe scivola provocante sopra il muro, sguscia nella fessura tra questo e il tetto di plastica ondulata verde e cade a sopresa sul passante.
Se il passante è curioso può dare un'occhiata.
All'ingresso un cartello annuncia che giacca e cravatta (per gli uomini) sono di rigore. La signorina alla cassa è gentile e distratta. Al di là della strada, vicino alla siepe che circonda il Circolo della Scherma, alcuni pensionati affrontano su un campo da bocce i primi cimenti della stagione con un'allegria da ragazzi.
Se il passante ha la fortuna di essere casualmente provvisto di giacca e cravatta paga la sua quota alla signorina gentile e distratta, esce dal mondo attraverso una pesante tenda di velluto bordeaux ed entra nel magico mondo di sognatori discreti e paradossali che è quello di questo specialissimo dancing.
Qui, ogni pomeriggio della settimana si danno appuntamento i rappresentanti di una fauna tenera e grottesca, seducente nella sua imprevedibilità e nel suo anacronismo.
Qui Torino è ancora quella di "Addio giovinezza", avviluppata nella maliconia di questi personaggi senza tempo, e che per questo soffrono maggiormente del tempo che passa.
Madamìn di mezza età, sorvegliate nel passi di danza e furtive negli sguardi, accompagnate da cavalieri in odore di disarmo, eroici nell'affrontare i rischi della lombaggine, spinti da una cieca fiducia nelle loro logore capacità di seduzione.
Ballano in quest'atmosfera di sospesa - sospetta - serenità e del mondo che li aspetta al di là della tenda bordeaux, in agguato davanti allo sguardo distratto della cassiera, non gliene importa nulla.
                                                                                                           

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