domenica 26 agosto 2012

ATTI MANCATI 5

1990
 

Nel 1976 La Bolaffi  editò il "Primo Catalogo Nazionale della Fotografia".









Non credo che ci sia mai stato il secondo, ma in quel primo, corposo, volume erano stati raccolti gli scatti di 318 fotografi italiani tra i quali Fulvio Roiter, Mario Cresci, Elisabetta Catalano, Uliano Lucas, Folco Quilici, Mario De Biasi, Ferdinando Scianna, Gianni Berengo Gardin, Federico Patellani, e anche Michelangelo Pistoletto, Luigi Ghirri, Mario Schifano, Enzo Sellerio e...Pit Formento.


   



 Lo scatto riquadrato per la pubblicazione...



...e l'originale.


A quell'epoca avevo più o meno la stessa età del mio amico Piero Martinello, che si sta avventurando nel mondo della fotografia con già alcuni lusinghieri successi alle spalle e, soprattutto, una determinazione che mi era completamente estranea.



da sinistra Piero Casentini, Giulietta e Piero Martinello




Nel 1973, anno in cui - come recita la laconica
scheda biografica del catalogo Bolaffi - ho
iniziato a fotografare. Ero più piccolo dei miei
amichetti sopra. In compagnia di una ragazza
di Bilbao che si chiamava Eva, a Torremolinos.


Non che avessi mai aspirato alla professione, malgrado poi l'abbia realmente esercitata come fotografo di scena per qualche tempo, ma quello che più mi fa sorridere ripensando alle varie fasi del mio bighellonare nella vita è che, anche in quell'occasione, mi sono gingillato con un'opportunità senza accertare se avrebbe potuto davvero rivelarsi tale.
Lo dico senza rimpianti, come mera constatazione. 
Io, spesso, non porto in fondo le cose e quando lo faccio si direbbe che le cose, meravigliate della mia imprevista ed estemporanea pervicacia, oppongano comprensibili resistenze alle spinte attuative.
Con questo non intendo affermare che sono un inconcludente. Mi rendo conto di aver realizzato molti più progetti della maggior parte delle persone che conosco. 
Il fatto è che la maggior parte delle persone che conosco si sono dedicate a UNA cosa, riservando alle passioni non direttamente remunerative una disponibilità di mezzo servizio, come forse è giusto che sia, non so. 
Il fatto è che io, al contrario, ho applicato la risolutezza di un rompighiaccio soprattutto in avventure più ludiche o immaginative che non pragmatiche. E' andata così, e non è stato male, devo ammettere.
Così ho scattato anche delle fotografie.
Ne posto qualcuna, valà.








...guarda un po', Ho Chi Min al Balon, che tempi...















 





Quest'ultima mi ricorda che, per una brevissima stagione, sono stato anche un adepto dei "Dirty Bikers", con tanto di giubbotto di jeans senza maniche da indossare sopra il chiodo.
Ce l'ho ancora, da qualche parte a Rueglio. Lo fotograferò.
Sulla schiena aveva le insegne della "banda": qualcosa di simile a un elmo - in luogo del teschio - e un paio di pistoni incrociati sotto, al posto delle tibie. 
Insomma una specie di Jolly Rogers per rombanti e più vistose che allarmanti piraterie.




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