martedì 17 giugno 2014

REPARTO REPERTI 13





Visto che ho trattato una macchina fotografica mi sono detto: perchè non dare un'occhiata anche alle cineprese ?
Nel post del 30 gennaio 2011 avevo affrontato l'argomento 8mm e super 8. 
Compariva la cinepresa standard 8 di mio padre, però qui, ora, vorrei dare un'occhiata alle mie, quelle con le quali mi sono avventurato con autodidattica presunzione nel percorso che, a tutt'oggi, parrebbe non ancora finito.
La prima parte di quel percorso, fino al mio esordio alla regia professionalmente parlando, è sviscerata con una certa accuratezza nei quattro post del 30 gennaio, 1 febbraio, 3 febbraio e 6 febbraio 2011, una suddivisione in capitoli del lungo racconto "Un mestiere".
Ma torniamo a bomba.
La mia prima cinepresa è stata una Canon 814.









Ricordo con una certa precisione il giorno dell'acquisto.
Era un giorno di pioggia, e mi aggiravo per la città  riprendendo a caso per sperimentare, attraverso i finestrini dell'auto, una signora sotto l'ombrello che portava a spasso un cocker nero, una fermata d'autobus con gente in attesa sotto la pensilina, e ancora certe riprese frontali attraverso il parabrezza in cui a fuoco c'era solo l'andirivieni dei tergicristalli.
Con quella cinepresa mi sono cimentato, il 12 e 13 aprile 1975, a Poirino, in giardino, nella casa di campagna di Giulia Sarti, con la realizzazione di "Realtà sogno e passione di un amico ospite della casa di cura di P.", di cui resta traccia in alcuni spezzoni nel post del 19 marzo 2011, montati su una mia personalissima versione di "Blue Moon".
Il dado era tratto.








 










Con quella stessa cinepresa ho girato tutti i miei primi super 8 fino al passaggio alla Beaulieu 4800 ZMII.










Quel nuovo apparecchio mi pareva essenziale per un cinefilo come quello che ero diventato nel frattempo.  
In realtà era una macchina piuttosto delicata che ho usato soprattutto nell'ultimo periodo del mio tempo a Parma, in particolare per le riprese di "Incontro" che descrivo nella parte finale del post del 30 gennaio 2011 - la prima parte di "Un mestiere" - e di cui ci sono spezzoni nel post del 21 marzo 2011, in coda ad una breve silloge di frammenti filmati parmensi, girati appunto con la Beaulieu e montati su una mia versione di "Catch the wind".





 












Dal momento che mi ero assunto baldanzosamente il ruolo di coprotagonista accanto a Cristina, avevo affidato l'onere delle riprese a Michele Sartori, cinefilo studente di Medicina che aveva brillantemente ricoperto il ruolo. 
Mi risulta che faccia il medico negli Stati Uniti da almeno di trent'anni. Compare in una sequenza di frammenti, sempre in super8, nel post del 23 aprile 2011, a casa di Sandra Chiari.
Spero sia felice.







Dopo un'ultima esasperante andata a Firenze dove c'era la sede del laboratorio che si occupava delle riparazioni alle Beaulieu, determinata dalla necessaria sostituzione di non ricordo che pezzo, o lamella o cos'altro, mi ero rassegnato a venderla e tornare alla Canon.
Ero così passato alla 1014. 
Zoom più potente e una serie di altre opzioni che la rendevano appetitosa, nonchè solidissima.

















Ed è stato con lei che ho girato il mio ultimo super8 a soggetto "Promenade" nell'80 (frammenti del filmino nel post del 9 aprile 2011), nonchè i due filmetti del 1979: "Maggio" (i soliti frammenti sopravvissuti alla mia metodica distruzione nel post del 31 marzo 2011) 







...e "Concertino" ( post del 28 marzo 2011).








Dal momento che anche in "Maggio" mi ero riservato una parte da coprotagonista con Speedy, Giorgio e Rossella, avevo affidato le riprese a Riccardo Donna, che all'epoca faceva l'operatore per il GRP.
Quella cinepresa l'ho tenuta ancora per un pezzo, girando occasionalmente frammenti "di famiglia" fino all'83 ( vedi post del 7, 23 e 25 aprile 2011). 


















Nel frattempo però era accaduto che nel 1979, come segretario di edizione nel film di Florestano Vancini "Un dramma Borghese", avevo messo per la prima volta l'occhio nella loupe di una macchina da presa professionale.







Una folgorazione epifanica.
Osservare l'inquadratura da una prospettiva così completa, ampia, già narrativa, mi aveva permesso di capire che c'era un modo di comporla, l'inquadratura, fornendole le più ampie possibilità di coincidere con quello che si aveva intenzione di dichiarare.
L'epoca dell'apprendistato sommario con il super 8 si apprestava alla conclusione.
Tutta la magia di un mondo a venire in quella prima occhiata.



                                                                              

                                                         

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