sabato 14 marzo 2015

CARTOLINE 15/3








Questo è il frammento di "passeggiata" che, superato l'hotel Monique sulla sinistra, si avviava verso il suo ultimo tratto.








Questo, poco oltre i "Bagni Vittoria", riguarda il percorso del ritorno a casa. 
Qui abbiamo una Fiat 1100 sulla destra e al centro, sullo sfondo dopo il campanile, la torre dell'orologio.
Nei super 8 del 15 ottobre 2012 c'è anche un po' di questo tratto di passeggiata.
Poco oltre si attraversava l'Aurelia...







...su queste strisce pedonali. 
Abitavamo al terzo piano del condominio di mezzo dei tre a destra dell'Aurelia.






Le strisce viste dal lato opposto.
Si superava poi il breve sottopassaggio della ferrovia e si seguiva la strada lungo la massicciata di contenimento dei binari vista in cartoline precedenti.







La torre dell'orologio è una delle poche sopravvissute dai tempi della Repubblica Marinara, durante la quale pare che Noli potesse vantarne un centinaio.










E questi siamo noi, con la torre alle spalle, vestiti e travestiti per il bagno di ferragosto del 1966.
In prima fila a terra, da sinistra, Mirella Prevete, Luca Terzolo, Lauretta Rognoni e dietro di lei Ezio che era di Asti e di cui ho domenticato il cognome, poi uno che non riconosco e Walter Massa con berretto.
Dietro un altro berretto irriconoscibile e poi Daniele Sevi (Celestino) con baby doll, Francesca Vita Levi (Cecia), in piedi in bianco Michela, Bruno Boggio e in jeans un altro di cui non ricordo il nome.
In ultima fila, sempre da sinistra, Laura Vannelli, un copricapo sconosciuto, Papi con paglietta, Gustavo De Pas in reggiseno, Giovanna Banchieri e dietro di lei Pieralberto Testoni (erano morosi), Paolino Sciacca con foulard, Pit, Ettore Bezzi, Mimmo Rivara e davanti a lui solo gli occhi di Barbara Vita Levi (anche loro erano morosi).

 






Torniamo ai "Bagni Vittoria".
Su quel terrazzo ho gironzolato per la gran parte delle estati della mia infanzia assaporando focacce (e come le facevano a Noli non le facevano da nessuna altra parte) giocando a calciobalilla, ascoltando la musica del juke-box e soprattutto spiando i gesti, gli umori, i modi di dire e di comportarsi dei "più grandi", vale a dire di sedicenni/diciottenni che a me parevano adulti e che invidiavo e desideravo emulare, ansioso di raggiungere la loro età.









Giocatori di scacchi 
Sergio Pich a destra e juke box sul fondo - 1963



 Mariella Buratti, che era mia coetanea ma in grazia
della sua apparente maggior età frequentava i"più grandi"



Lui mi pare si chiamasse Silvio



Lilly Boselli



 Cristina Gorlier...



...della quale ero infantilmente invaghito



 Lilly e Cristina sotto il terrazzo, appoggiate a una cabina







Sergio Barnabé








e il sottoscritto...




...che alla fine dell'estate raccoglieva indirizzi,
come credo facessero tutti.





La maggior parte del materiale girato da mio padre in super 8 e che troviamo nel post del 15 ottobre 2012 ha come "location" proprio i Bagni Vittoria.








...mia madre...


...e Jajo, il fratellino pestifero di Maurizio De Agostini,
che aveva dato il nome alla nostra squadra di pallanuoto.

 
(E' opportuno che ricordi che nel post "Lord Jim a Noli" del 7 aprile 2014 ci sono richiami cartolineschi e fotografici riguardanti i vari stabilimenti balneari nolesi)






Lungo questa strada si saliva verso verso Voze. 
Immediatamente dopo l'arco, a destra, partiva il viottolo che conduceva all'Arcivescovado.
Non mi risulta ci fossero arcivescovi a Noli e non ho la più pallida idea di chi ci vivesse ma credo d'aver capito che oggi sia diventato un ristorante.
Più avanti si intravede un secondo arco.










Seguire la strada carrozzabile era comunque decisamente lunga, per cui tagliavamo  all'interno, attraverso gli uliveti.




Mimmo Rivara



Mirella e Papi



Quella che oggi è il sostituto procuratore generale Mirella Prevete l'ho poi rivista in alcune occasioni anni dopo.
In una di queste mi aveva regalato una copia della foto di gruppo che compare nel post del 17 febbraio 2012 "A proposito di pretesti".
La foto è del '65 e siamo seduti in fila su un muretto. 
Lei aveva scritto i nostri nomi corredati di freccette ad indicarci. Sopra quella che la individua aveva scritto "me" e l'ho sempre trovata una felice scelta semantica.
Qui sotto è a Sestriere borgata, nell'estate del 1975. 
Eravamo una combriccola decisamente eterogenea. Lei fa una smorfia come nella foto sopra.
Forse ricordo male ma mi pare che avesse quest'abilità di esibire facciotte molto espressive per comunicare variegati stati d'animo.








Lungo il percorso verso Voze attraverso i terrazzamenti degli uliveti si aprivano improvvisi panorami sulla baia e sui tetti di Noli.







Di Voze ho ricordi svariati ma a suo tempo mi ha soccorso come un satori rileggere la vecchia lettera di Valeria Speranza, postata anche quella in "a proposito di pretesti" al 2 febbraio 2012.
Lei parla di una splendida serata e di quello che le pareva di ricordare fosse un campo da football. Ed era proprio così.
Da quel campetto brullo e buio si vedeva il mare con riflessi di luce qua e là. 
Per il resto lei descrive in una manciata di parole l'indicibile enorme semplicità dell'assunto e lo fa in modo ineguagliabile, se poi si pensa che doveva avere si e no sedici anni, beh, sarebbe stato bello conoscerla meglio.




 ...qualche anno dopo...



Sempre dall'alto di Voze nella prossima immagine lo sguardo è su Spotorno e, oltre, sul promontorio di Torre del Mare, che era il posto da dove Valeria veniva, e sull'isola di Bergeggi che gli sta di fronte.









Ma torniamo a Noli.
Io sia durante il ginnasio che poi al liceo sono sempre stato rimandato a settembre - non so se si dice ancora così - insomma dovevo sostenere esami di riparazione.
Sempre in latino e greco.






Per questa ragione ogni due o tre giorni, in primi pomeriggi insonnoliti dal frinire della cicale, mi presentavo al convento dei Barnabiti dove un prete mi teneva lezione.











Questa era la chiesa, dall'aspetto vagamente messicano...







...e a lato il convento. 
Dietro una di quelle persiane c'era la stanza dove declinavo verbi irregolari e mi arrabattavo con ottativi aoristi, distratto da un lontano rumore di risacca.
Di fronte a questo edificio inoltre passavo più volte al giorno perchè era proprio di fronte al sottopassaggio della ferrovia cui ho fatto accenno più indietro.
Per offrire un idea logistica c'è che una vecchissima fotografia...








..nella quale non esiste ancora la strada di casa ma solo la massicciata inclinata coperta di vegetazione, però al di sopra si distingue la ferrovia e proprio di fronte ad uno spigolo di muro davanti all'edificio si intuisce l'arcata del sottopassaggio che quello sì, c'era già.
Nella cartolina che segue, in basso sulla sinistra c'è il campanile e il convento, poi un breve tratto di strada che si arena contro quella che si direbbe una casa colonica e che credo servisse la villa subito dopo il convento.






La casa dove abitavamo non c'è ancora, sarebbe stata costruita al di là della macchia di vegetazione in basso a sinistra.
Per il resto oltre ovviamente al Castello, all'Arcivescovado, allo Scoglio del Prete là in fondo, in prospettiva di Spotorno, c'erano già l'hotel Miramare e l'hotel Monique e i bagni Vittoria e Anita.
La cartolina potrebbe quindi risalire agli anni '40.








Proprio di fronte ai Bagni Vittoria, al di là dell'Aurelia, a un certo momento hanno costrutito questo giardinetto con fontana. 
Non so se sia ancora lì, suppongo di sì, però allora non ricordo di averci mai messo piede malgrado fosse a portata di mano.
Là dietro spicca l'hotel Miramare e adesso che ci penso io e Laura lì ci siamo fermati una notte, tornando da un capodanno a Montichiello e mi pare fosse il 1991, questo per dire che per una ricostruzione più accurata ma che ritengo superflua, di passaggi a Noli per un giorno (in moto, e avevo rivisto Maurizio De Agostini, Papi, Paolino Sciacca) o per una vacanzina ( con Laura una volta all'Hotel Monique e un'altra al Capo Noli con affettuosi incontri con le famiglie Buratti e Lingua) durante gli anni '90 in realtà ne ho fatti, ma mi pare appartengano ad un'altra realtà.
Dicevo comunque del giardinetto.
In un'alba estiva del 1968 eravamo scesi a Noli da un treno che arrivava dalla Versilia io e Giancarlo De Maria, reduci da uno scoraggiante tour on the road.
Avevamo fatto una tappa a Viareggio convinti di ricevere ospitalità da un'amica che invece non aveva potuto offrircela.
Adesso stavamo sdraiati su quelle panchine, con le nostre sacche a mo' di cuscino. 
Giancarlo avrebbe preso il primo accelerato che lo conducesse mi pare a Bordighera, dove c'erano i suoi in vacanza e io, beh io proprio non ricordo nulla se non che a un certo momento era comparso Carlo Rossi ed eravamo stati lì a chiacchierare, in quel cazzo di giardinetto dove non eravamo mai stati prima e dove non saremmo tornati mai più.




Giancarlo





Pit nell'estate del '68
con basette e baffi finti
e il colletto della Lacoste
rivoltato all'interno.
Mi pare che fosse una moda,
quella del colletto intendo...






E vabbè...









 
Qui sopra, al di là dell'Aurelia più o meno all'altezza della Topolino, dietro siepe e oleandri c' era il bar "Sirito".
A destra, oltre il bar Roma e superato il passaggio sotto l'arco...







esattamente quello là di fronte...

 
(E' sorprendente come con l'ausilio di semplici  vecchie cartoline sia possibile tracciare mappe non solo territoriali ma soprattutto sentimentali, perchè quei luoghi sono ritratti in un epoca in cui ero prima bambino e poi adolescente, vale a dire ero lì, e sono ancora lì ogni volta che le guardo. Una versione casalinga del passaggio ad un universo parallelo o di un viaggio nel tempo) 

 
...si approdava ad una piazzetta con dei portici bassi dove c'era l'accesso all'edificio comunale.








Eccoli là i portici, e di fronte il dehor di un bar che allora si chiamava  "Sport"...




visto da sotto i portici del Comune



...e che è poi stato rilevato da un ex cameriere di Sirito.
Con la nuova gestione era diventato un ritrovo di tendenza e i gelati continuavano ad essere buonissimi.
Seduti in quel dehor la mattina del 24 agosto del 1994 io e Laura aspettavamo.
Il fatto è che erano trascorsi trent'anni e a me era venuto il ghiribizzo di andare a sposarci a Noli.
Espletate le pratiche burocratiche nei nostri comuni di provenienza non mi ero dato la pena di fare delle verifiche e così, il 23, dopo essermi aggirato per il paese, negli stabilimenti balneari e nei locali pubblici, e non aver incontrato nemmeno una faccia conosciuta mi ero ritrovato di fronte ad una Laura perplessa, senza testimoni per il matrimonio del giorno dopo.
Il mattino del 24 avevo fatto un ultimo estremo tentativo telefonando all'unico Vita Levi trovato sulla guida telefonica. Erano i genitori di Cecia e Barbara.
La madre era stata di una cortesia fuori dal comune, mi aveva spiegato che Francesca era sposata e la sua casa a Noli era altrove, me lo aveva detto con la benevolenza della quale si usufruisce quando si cerca di far capire a un bambino un po' tardo che farsi vivo dopo trent'anni e aspettarsi che nulla sia cambiato è quantomeno eccessivamente ottimistico.
Comunque mi ha dato il numero di telefono e io ho chiamato.

Ha risposto lei, le ho detto chi ero e le ho chiesto se potevano, magari con suo marito, farci da testimoni di nozze.
Cecia è sempre stata un tipo pragmatico, quindi dopo un "Eeh, ma sei sempre lo stesso !" che suonava più come una rassegnata constatazione che non un complimento mi ha chiesto a che ora, poi mi ha intimato di sedermi, appunto, nel dehor del nuovo Sirito e attendere.
Dopo un po' è comparsa una figura femminile che si è avvicinata sorridendo e impugnando un bouquet per la sposa. 
Era Barbara. 
Cecia l'aveva mobilitata.
Sono state dolcissime. 
Dopo la cerimonia siamo andati dai loro genitori che si erano costruiti una casa isolata in cima a una cresta, un nido d'aquila, affacciata sul mare. 
Hanno stappato champagne, ci hanno festeggiati come se fossimo di famiglia. Mi hanno commosso e stupito nello stesso tempo.
La sera con mariti e compagni abbiamo cenato in un agriturismo nell'interno, un posticino speciale e un po' nascosto che loro conoscevano, e sono stato come si può stare appena sposati, in compagnia di una persona che è diventata tua moglie e malgrado tu la conosca da anni ha qualcosa di nuovo, e di vecchie amiche che capisci che ti vogliono bene.




  il sindaco, Cecia, suo marito, Pit e Laura










Le due prossime fotografie, come altre riguardanti l'epopea nolese, compaiono anche nel post "A proposito di pretesti" del 17 febbraio 2012.



Barbara alla firma...



                                                            ...e Cecia alla firma







Da allora non sono più tornato a Noli.
Ci sono dei momenti che sarei tentato di farlo, e non escludo che possa accadere, basterà accettare il fatto che il protrarsi del distacco rende estranei e tali si è destinati a rimanere.
L'augurio per tutti è quello che rivolge non so a chi Adelina nel 1909, proprio da Noli.



 

giovedì 12 marzo 2015

GIOCATTOLI




Qualche sera fa, durante le prove di "Douce France" ( lo so che non ne ho ancora scritto ma è solo questione di tempo ) Elisa, una giovane attrice, troppo giovane per ricordarseli, chiedeva che cosa erano questi cagnetti di cui si accenna nel copione, con testa oscillante, che ornavano sciaguratamente le cappelliere di molte auto negli anni '50/'60.









 Stefano ha prontamente lanciato una ricerca in rete e sono comparsi i cagnetti ma soprattutto è comparso un sito molto bello, gestito da Claudio Costantini, che non solo credo sia più o meno mio coetaneo ma è anche di Torino.
Sulle sue pagine ho ritrovato oggetti appartenuti alla sua ma anche alla mia infanzia e quindi spero che non me ne vorrà se ne approfitto, anche perchè per certe cose è veramente unico.
Per tutti gli amanti di oggetti e giochi degli anni '50/'60 consiglio comunque di fare una passeggiata tonificante in http://www.claudiocostantini.it/






Qui sopra sono con Robertino De Filippi che impugna un "Bengalino", nel giardino di quella che allora era casa sua a Rueglio, in una località che mi pare sia detta Turairoli. Bel nome un po' buffo, come lui e anche sua sorella Federica, detta Tata, che nel frattempo suppongo sia diventata nonna.




Robertino nell'estate del 1979






 
Questa pubblicità l'ho trovata da Costantini.
Io avevo un Bengala, però di un modello meno diffuso, cromato con calcio nero.










Ma soprattutto imbracciavo questo, sempre prodotto dalla Mondial.












Arma formidabile che, malgrado si inceppasse con frequenza, vantava una potenza di tiro senza paragoni per le rumorose e pericolose battaglie che improvvisavamo allora.
Si armava secondo un principio di avancarica inserendo nella parte anteriore del tamburo i proiettili di gomma...




  


 ...e sui perni nel retro del tamburo le capsule detonanti, i famigerati Super Bum, acustico tormento di ogni mamma d'allora.












Pit con Anita e Milena Peraglie 
ai tempi del Bengala e dal Marines 30



Sul sito di Costantini ho trovato altre armi giocattolo che hanno fatto parte del mio arsenale infantile.















...e malgrado l'ampio ventaglio di scelte poteva accadere - come in questo caso - che nelle fondine, arrivate rigorosamente dagli Stati Uniti come la camicia, i jeans e gli stivali, invece di pistole tenessi dei supporti da ripiani che, chissà perchè, mi parevano perfettamente atti alla bisogna, per non parlare del raccapricciante cappello carnevalesco di cartone in luogo di quello di feltro, però si sa, i bambini hanno immaginari sfrenati e non sempre decifrabili...












Ma quelli che sul suo sito mi hanno intenerito di più perchè mai più rivisti, nè sentiti nominare, e che se non fossero riapparsi tra l'infinità dei suoi oggetti non mi sarei mai ricordato di aver posseduto sono due giochi.
Il primo era piuttosto stravagante e mi pare che il mio fosse blu.







E questo tubo pieno di mattoncini da costruzione che, come a Caudio, a me piacevano più dei Lego.






C'è anche questo catalogo di un grande magazzino, che per chi non è di Torino non significa nulla, ma per i bambini di allora era un polo sicuramente attrattivo, collocato all'inizio di via Lagrange dove da millenni ora c'è Marvin macchine fotografiche.






E, per inciso, il titolare di Marvin, Mario Martucci con occhiali, compagno di classe all'ultimo anno del liceo. 
Dietro di lui, con me, Fulvio Tasso.









Sul sito di Costantini c'è un altro oggetto prodotto da un omonima Marvin, che non è un giocattolo ma che io a suo tempo ho vissuto come tale. 
Un portachiavi orologio che mio padre aveva ricevuto in omaggio chissà da chi e che io avevo ottenuto a mia volta da lui, senza neppure doverlo incalzare troppo.








Quando durante l'estate trascorrevo gli ultimi scampoli di libertà dopo il mare a Rueglio, prima del ritorno a scuola, mi capitava frequentemente di giocare con Maria Pia e sua cugina Gabriella che veniva da Parigi. 
In Ringhiroglio, altra località dal nome curioso.
Ovviamente loro giocavano con bambole, stoviglie in miniatura e altro materiale protomuliebre. 
E' stato allora che con un certo imbarazzo ho chiesto a mia madre di avere una bambola che lei - glielo devo riconoscere - mi ha comprato senza manifestare nessun tipo di perplessità e senza dubitare della mia giustificazione "E' per giocare con Maria Pia, voglio essere il papà di una bambola mia e non delle loro".




Proprio lei. 
Ce l'ho ancora tra i pochi
giochi rimasti dell'infanzia.




Pit in Ringhiroglio


 
Anche un giornaletto ho trovato, che seppur non dimenticato non rivedevo da tempo.










Cucciolo è quello in basso. Sopra c'è l'inseparabile amico Beppe. Erano un po' i Topolino e Pippo de noantri.
A parte i fumetti, strumenti sostanziali d'intrattenimento erano i soldatini e le macchinine.
La ricerca in rete non mi ha dato modo di trovare i soldatini con i quali giocavo mentre sul fronte dei modelli di auto in scala 1:43 ho già scritto nel post "macchinine" del 22 aprile 2013.
Forse vale la pena aggiungere che i modelli particolarmente vicini ad una mia idea di preziosità retrospettiva che non ho ancora recuperato, vuoi perchè non è che li insegua con particolare assiduità vuoi perchè i prezzi sono eccessivi per un capriccio, sono rimasti pochi.



 9 giugno 1954


Un paio di Dinky Toys...









 ...due Sunbeam Alpine.
Mi accadeva di farmi comprare uno stesso modello in differenti versioni piuttosto che modelli diversi.
Mi era successo anche con la Chevrolet Impala della Corgi Toys, che manca all'appello solo con il modello taxi.







Non escludo di ritornare in futuro sull'argomento giochi ed oggetti d'infanzia. Per ora concludo con un vassoio, che è sopravvissuto alla diaspora.
E' un vassoio di latta ma sopra ci sono ritratti tutti i miei beniamini Disney.
Mi piaceva disporci sopra le mie domestiche merende.











giugno 1955

martedì 10 marzo 2015

Un'occhiata indietro




Questo era il logo - elaborato da Stefano Pento su mio progetto - del tema culturale dell'ultimo mio anno di mandato come assessore.









TEMA CULTURALE 2014

“THAT’S ALL FOLKS”


Quand’ero piccolo mi accadeva di assistere al cinema - a volte in certi piovosi pomeriggi feriali invernali con mia madre, altre in festose serate estive all’arena all’aperto, al mare -  a dei brevi cartoni animati fuori programma.
Si chiamavano Merry Melodies e si concludevano immancabilmente con la comparsa di una scritta “That’s all, folks !”
La grafica era allegra e il punto esclamativo incoraggiante, ma per me, bambino, rappresentavano il segno di un commiato cui mi rassegnavo con rammarico.
Avevo chiesto a mio padre cosa significassero quelle parole e lui aveva risposto “E’ tutto, ragazzi !”
Da allora, e ancor di più da quando studiando Storia del Cinema avevo scoperto che la prima didascalia – quella dei “Lonely Tunes” fino agli anni ’30 – era “So long, folks !”, vale a dire “Arrivederci ragazzi” o, meglio ancora, “Ci vediamo, gente”, per me “That’s all, folks !” rappresenta la dichiarazione di commiato che più sento vicina all’essenza del lasciarsi. Per  poco o per sempre.
Così, dal momento che l’amministrazione si avvia a fine mandato e questa è l’ultima occasione di interazione tematica, propongo come argomento dell’anno una specie di cerimonia degli addii, costruita sulla memoria rievocativa di ognuno di voi.
Cosa o chi del vostro trascorso vorreste restituire al presente ? Con che tipo di “narrazione” ?
Con quali frammenti di esistenze, parole, immagini, suoni si porta alla luce un perduto d’autore ?
Ho un amico pittore che dipinge luoghi che non ho mai visto ma nei confronti dei quali provo nostalgia, come se appartenessero a un mio passato indistinto. Credo che dipenda dalla sua capacità di sottendere al dipingere un sapere dello spirito, un “fare anima”.
Come al solito sono a disposizione per chiacchierate chiarificatrici, prima che arrivi il momento di rivolgere a tutti voi il mio personale “ That’s all, Folks !”








Non ho mai ripreso l'argomento assessorato perchè l'anno scorso per me è stato contraddistinto essenzialmente da esperienze estreme di carattere sanitario e ospedaliero e come tale lo ricorderò, ma anche perchè la parentesi isitituzionale mi sembra, più che remota, appartenente a qualcun'altro, qualcuno che in una certa misura mi è estraneo.
Credo però che, prossimamente, un'occhiata riassuntiva a volo d'uccello sui miei "temi dell'anno" potrò darla. Vedremo.
Intanto un'occhiatina a una parte di questa mostra dell'estate scorsa, quella dove tra le opere di altri artisti gli illustratori e i fumettisti del territorio hanno omaggiato proprio il tema, interpretandolo collettivamente come il commiato estremo, con ironia dissacratoria e apotropaica.





















giovedì 5 marzo 2015

JANIS NEWS 2





Sarà nelle librerie dall'11 marzo.
Ci sarà una presentazione a Roma il 10 e un'altra a Milano il 29.  Indicazioni sul sito di Nutrimenti.







Non so molto di più e lei è inavvicinabile perchè sta rileggendo le bozze dell'altro...



 
 Estate 1989. Primi segretissimi passi di narratrice.
Vedi post dell'11 agosto 2011 "Tea time"



...che comunque sarà presentato anche lui il 29, a Milano. Aggiornerò.