giovedì 20 febbraio 2014

MAKING MOVIES LP




Di quell'agosto del 1981 a Bologna ho narrato esaurientemente nella terza parte del lungo racconto "Un mestiere", al post del 3 febbraio 2011.
Scartabellando tra i residuati vinilici ho trovato questo tenero e prezioso reperto, risalente al periodo in questione, un regalo di Cecilia all'inizio della nostra storia.

















Cecilia a Bologna, durante la lavorazione
di "Dancing Paradise" di Pupi  Avati,
nell'estate del 1981.









In autunno lei aveva trovato un appartamento in via degli Zingari, a Roma, ed eravamo andati ad abitarci insieme.
( e qui soccorre, per i dettagli del periodo, ancora il post del 3 febbraio 2011).
Era la prima volta che andavo a vivere con una compagna in
uno forma di convivenza di carattere matrimoniale, e per Cecilia era lo stesso, così mi ricordo di quei due con una certa tenerezza ricordandoli nei loro traffici domestici, avventurati in un'esperienza eccitante e inesperta. 
Là ho compiuto 31 anni.



 Pit in una polaroid del suddetto genetliaco dei 31 anni 




Proprio di quella serata nel post "ultimi super 8" del 25 aprile 2011 ci sono delle sequenzine filmate, in via degli Zingari.
All'inizio del 1982 Cecilia aveva lavorato su altri film e a primavera era riuscita a trovare un ingaggio per tutti e due a Milano. Lei in produzione e io come segretario di edizione.





cronometro al collo e bollettini di ordinanza









Poi sono passati i decenni, quel 33 giri ha fatto capolino, e così torno per un momento a parlare di lei, come avevo già fatto anche in "Little Sisters", o meglio a vederla com'è oggi, nelle foto dei cronisti.





















e adesso mi ricordo che una sera, ad una festa - Cecilia era mondanissima, almeno per i miei parametri - avevo conosciuto Mark Knoplfer, un timido che tendeva ad appartarsi, con una bandana che non gli stava bene. Però un gigante con la musica. 

sabato 15 febbraio 2014

RECAPITI



In effetti dovevo averli trovati divertenti, se a suo tempo li avevo fotografati.
Mi pareva che rientrassero nelle caratteristiche del modo di fare di mia madre, niente di più.
Poi qualche tempo fa - non ricordo chi nè dove - avevo sentito qualcuno, parlando di suoi conoscenti, definirli una famiglia di scombinati. 
Per avallare l'indiscutibilità della propria valutazione aveva dichiarato che avevano l'abitudine di segnarsi indirizzi e numeri di telefono sul muro vicino all'apparecchio telefonico.
Così ho ripensato a quella veranda dove, fino a un decennio  fa, mia madre teneva un telefono, quello che usava con più frequenza. 








La veranda è rivestita di carta da parati in sughero, e mi fa piacere che ancora adesso porti le tracce di alcuni miei recapiti perduti.
Non mi pare disdicevole. Lo trovo malinconico e allegro. 
E poi chi li ricorderebbe se no ?












mercoledì 12 febbraio 2014

VELOSOLEX




Tra il 1972 e il 1978 ho abitato a Parma, all'inizio in modo intermittente poi con sempre maggior stanzialità.
Ci sono molti aspetti di quel periodo che mi fa piacere ricordare ma uno, che mi ero un poco dimenticato, è riaffiorato di fronte a questa fotografia.









Questo era il parcheggio di fronte all'ingresso dell'allora ristorante "Farini", lì c'è un dei Velosolex che ho posseduto durante il mio periodo parmense.
Mi aveva sempre suggestionato come mezzo di locomozione, sapeva di Francia, era stato celebrato in "Mon oncle" di Tati, ma in quel di Torino pareva non aver riscontri nè estimatori. 















Ci avevo visto sfrecciare - bèh, sfrecciare, si fa per dire - solo Alain Elkan in via Lamarmora, all'inseguimento di amici che lo distanziavano alla guida dei loro Morini "corsarino" ma poi, qualche anno dopo, a Parma, avevo scoperto un meccanico che vendeva motorini usati e che, in un cortile sul retro, di solex ne aveva decine. 
Una pacchia. 
Il prezzo era irrisorio, così li cambiavo spesso. Oltre ai vari modelli, tutti rigorosamente neri, frutto delle trasformazioni impercettibili applicate  nel corso degli anni di produzione, ero riuscito ad averne anche uno rosso.
Poi un giorno, a Torino, non ricordo come, ne avevo parlato e avevo scoperto che tra i miei amici c'era chi, come me, apprezzava il Velosolex, che nel frattempo era uscito di produzione. 
Piaceva ma non sapevano dove trovarlo. 
E' stato allora che mi sono improvvisato mercante.
Li compravo dal meccanico di Parma, li spedivo in treno a Torino, e soddisfavo le aspirazioni di mobilità alternativa di una frangia di conoscenze con inclinazioni intellettuali, ricavandone anche un non risibile beneficio economico, pur se non era quello l'aspetto determinante per me. 
Glieli avrei regalati quei Solex. Ci avrei riempito Torino. Ci andavo davvero matto.





 Così ero allora...




Giulia e Antì a Parigi, in quegli anni, e lui in primo piano...





 Questo era il modello più diffuso...




 ...ma ne ho avuti e venduti anche di più recenti, con il fanale 
sul manubrio invece che sul blocco motore...





 ...per arrivare all'ultimo, che ho venduto molti anni dopo
 ad un collezionista, negli anni ottanta. 
Era un primo modello, con sella ad innesto
ciclistico, telaio tubolare, insomma quello di mon oncle...




 ...però era un peccato rinunciare completamente...





...così è stato con incontrollabile entusiasmo
che, dopo l'individuazione epifanica in vetrina, 
mi sono precipitato dentro lo storico negozio
 di medellismo  "Amar i treni" 
un giorno che ero di passaggio a Torino, 
poco più di un anno fa.





...così, anche se in miniatura, ho di nuovo un Velosolex
a corredare il mio amore per un certa Francia.

domenica 9 febbraio 2014

FORGOTTEN FEELINGS 9



Speedy mi ha spedito una fotografia scattata all'interno del Miravallino.
Il secondo da destra è Augusto titolare, allora, del bar.







Era un tipo burbero, piuttosto stizzoso, solo a ripensarci ora mi rendo conto quanto fosse inevitabile che si comportasse con noi ragazzi con la severità di un sergente.
Si è ammalato proprio nel periodo in cui io mi accingevo ad abbandonare per sempre Sauze ed è morto poco dopo.
Non nutrivo una particolare simpatia per lui, però ricordo che aveva avuto nei miei confronti gesti di inaspettata cortesia, quasi affettuosi.
Mi chiamava "figlio del sole" credo per via di un montone che indossavo all'epoca.



questo era il montone.
 Qui qualche anno dopo,con Elena Mazzarino che veste,
 come me, miei capi che erano abituali per il sottoscritto nei '70.



La cosa curiosa è che, dopo che ho saputo che era morto, ho cominciato in qualche modo strambo a non crederci completamente, collocandolo in quella misteriosa regione dove ogni tanto, per ragioni di cui non so darmi ragione, colloco persone che so che sono decedute ma nello stesso tempo non ne sono completamente sicuro. Non so spiegarmi meglio di così.
Mi è successo con il dottor Poli ( nel mio primo post dell'otto novembre 2010 credo di aver fatto un accenno a questa strana sensazione) con Giorgio Mussa ( post 15 e 18 dicembre 2010) e poi con Augusto. Quindi ricevere la foto spedita da Speedy è stata una sorpresa preziosa, ha dato un viso a un piccolo mistero collocato dietro a quel bancone al quale mi sono appoggiato centinaia di volte, in uno spazio perduto per sempre.




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Qui siamo invece a casa mia a Parma, in via Rismondo, un primo di gennaio del '77 credo - ma non  sono certo che l'anno fosse proprio quello  - nè ricordo dove avessimo trascorso il capodanno.
Io, Speedy, Giorgio e Gabriella Faggiani, che non compare nella foto. 







...e ancora



Titti Zangelmi





Isabella Clavarino




Una festa natalizia a casa Betrandi, a metà degli anni '70




Donatella Canuto





Stefano Namari 11.9.72





Lellina Guidotti e una Lemal di cui non ricordo il nome





Les frères Augier




Buchi Barberini e Giulia Sarti





Fulvio Tasso




Andrée Galarneau




Rueglio 1980

sabato 8 febbraio 2014

JANIS 10









Presentazione di "Finchè l'erba crescerà e i fiumi scorreranno" - 2009



Sul set de "La Genesi" di E. Olmi - Marocco 1993













Dolomiti del Brenta - 1979




Nikon F - Torino 1987





Al "Leoncino" -Schio 2009




Colt Frontier e S&W 357 Magnum
T-shirt disegnata da Antonio Riello, artista concettuale.




Colt Frontier e S&W 38 special
stessa T-shirt




al mare...

domenica 2 febbraio 2014

REAPARTO REPERTI 7




Quando avevo diciott'anni io e Simonetta eravamo morosetti.
(per quanto la riguarda il post del 17 febbraio 2012 fornisce qualche elemento).




 Simonetta allora...




 ...e oggi



Al momento del mio diciannovesimo compleanno lei mi aveva preparato un regalo speciale, una piastrina commissionata ad un argentiere. 
Me l'aveva poi consegnata in una gran confusione rituale, fatto che lei ricorda benissimo (ne abbiamo parlato l'ultima volta che ci siamo visti per una pizza e successivo, pellegrinante, caffè da Platti ) e io no.
Però quel giorno, avevo a sorpresa estratto di tasca la piastrina con i suoi oltre quarant'anni d'età, facendola occhieggiare sul tavolo del ristorante. 
Va da sè che era anche lei proveniente dall'area "Memory Poppins". 








Simonetta mi ha dato soddisfazione, perchè ha un bel modo di manifestare le proprie emozioni e sorprese, effervescente direi.







Quella piastrina l'ho portata poi appesa al collo per alcuni anni, associata ad altri ammennicoli in chiave hippie.







Di Simonetta sono contento di poter dire che, ancora oggi, dopo una vita che ci ha visti perderci di vista a lungo, siamo ancora due vecchi amici che si sentono e si incontrano con un piacere d'altri tempi.







I tempi in cui portavo la sua piastrina al collo.





RAGGUAGLI



Come avevo previsto il soccorso informativo è arrivato puntuale, come si può verificare leggendo i commenti.
"Giacomo Casanova" mi ha provvidenzialmente ricordato che il negozio di dischi di via S.Quintino si chiamava Discolo.
Bill mi ha informato che i tre ragazzini della foto - dopo più di cinquant'anni di mia ignoranza a riguardo - sono Albert, John e Lauren Favèro, figli di Joseph, proprietario del coltellino nonchè fratello di Rose, che è la madre di Bill. 
Il cerchio si chiude, i misteri svelati, quei bambini che oggi sono, come me, praticamente degli anziani, continuano a sorridere da quel Natale lontanissimo, al posto del Discolo non so cosa ci sia e io sto qui, a trafficare con i ricordi.