domenica 25 settembre 2016

A STRADE PERCORSE



Non ho idea di come sia stato possibile, chissa quali tasti ho schiacciato inavvertitamente, sta di fatto che pochi giorni fa mi sono ritrovato a poter consultare facebook senza averne mai fatto parte e visionare un sacco di vecchie conoscenze. E' stata una bella sorpresa.
Così ho scoperto una messe inaspettata di immagini che vorrei utilizzare per riprendere il filo. E' vero che la maggioranza utilizza fotografie di oggi e pochi sono gli estensori di materiale "d'epoca", però qualcosa c'è, comincerò da lì.
E' altrettanto vero che, leggendo qui e là, mi sono reso conto che la comunicazione via FB risulta essere laconica e piuttosto criptica - questa mi dicono è la sua natura - e quindi non fornisce indizi sulla vita di chi utilizza ma solo spazio per un chiacchiericcio amichevole, quindi ho rivisto vecchie amiche ed amici ma non so praticamente nulla di cosa sia stato di loro in tutti questi anni se non per rare  informazioni ricevute in occasione di incontri fortuiti, forse non tutte attendibili. Però intanto la vita è passata, almeno nelle sue connotazioni più vivaci. Le strade, per l'appunto, sono state pressochè percorse...
Insomma ci provo e vediamo come va.
Comincio da una foto di gruppo che mi pare di aver trovato da Davide Grossi.







Potrebbero essere i primi anni settanta del secolo scorso.
Da sinistra Luciano Tamietto...




 qui nel "supermanifesto" tra Danila Siravegna e Paolo Ferrando




 ...e poi Paolo Ferrando...




in una foto pubblicata sulla "Stampa"
davanti al D'Azeglio...




 ...e di fronte a Cetti...




segue Davide Grossi...





 qui oggi, tra i due fratelli Paolino a sinistra e Luca a destra...










Paolino a Parigi, nel '73...





...e Luca, nel supermanifesto, accanto a Eva Ferrero




Poi c'è Carlo "Charlie" Ferrari...








nel supermanifesto al centro, tra Teresa Buffa e Paola Alberti







Segue Giò Zangelmi (che è comparso altre volte nel blog, chissà se suona ancora)...








E infine Daniele Merighi...













...che potrebbe essere questo sacerdote, recentemente ordinato esorcista. 
Eeeh, le vie del Signore...

mercoledì 21 settembre 2016

PRIMO AMORE ULTIMI RITI




Mi pare che il titolo di questa vecchia raccolta di racconti di Ian McEwan si attagli egregiamente al post che sto per scrivere. 
Un ritorno dopo un lungo silenzio che ero convinto sarebbe stato definitivo e invece rieccomi qui.
Il fatto è che ho dato un'occhiata in rete - più che un'occhiata, devo ammettere - e ci ho trovato le ragioni per tornare alla mie scampagnate rievocative.
Del primo amore ho già dissertato nei post "Forever girls 2" del 20.11.14 e "Cartoline 5" del 27.11.14.
Lei - Lauretta - ritorna per immagini anche in "Foto Rossi" del 16.4.16, però non sapevo come e cosa fosse oggi. Ora si.





Laura Rognoni



E' sposata...







Laura Rognoni e credo proprio che lui sia suo marito Claudio. Belli.




...suppongo che queste risalgano al giorno del loro matrimonio








Laura - per me per sempre Lauretta -  qui sopra è sulla sinistra.









Hanno una figlia che si chiama Giuditta...

















...un cane...









E lei, da quel che mi sembra di aver capito, non ha mai abbandonato Noli.







Questa l'ha scattata credo dal terrazzo di casa sua.
...e forse ha un nipotino...






Tutte questo l'ho desunto da FB che, come si sa, non è uno strumento per saperne di più sul percorso di vita di qualcuno, però queste fotografie a me parlano di serenità, di allegria e ne sono felice.






E ancor di più mi piace saperla inconsapevole vestale in quel di Noli. 
Qualcuno di noi è ancora là come lei, o come Cecia, Barbara, Franco Rosso, Cristina Gorlier, forse altri che non so, e questo per me è un pacifico conforto.












Le mie possibilità di tornare un giorno a Noli si fanno sempre più remote, e probabilmente sarebbe un errore, però in qualche modo, in spirito, sono là con loro.


E chiudo con Roberta Rognoni, la sorella di Lauretta.







Sempre in rete ho scoperto che da poco tempo non c'è più.
Se durante quella fatidica estate del 1964 io avevo tredici anni e Lauretta undici Roberta forse ne aveva quindici. Una grande, per noi.
Ricordo che  mi metteva un poco in soggezione malgrado fosse stata proprio lei, con la Titti Brambilla, a caldeggiare il mio "fidanzamento" con la sorella.
Stava in una compagnia di sedicenni che a me parevano adulti e aveva un moroso che si chiamava Ulisse, un tipo atletico, gran giocatore di pallanuoto.
La loro relazione era occasionalmente burrascosa ma appassionata.
Un pomeriggio, sul terrazzo dei Bagni Vittoria, Ulisse era comparso dopo l'ennesimo litigio con la Roberta con l'aria un po' mogia. 
Lei era là, con gli altri della compagnia e quel suo fare spregiudicato che ai miei occhi la faceva apparire una specie di mantide.
Lui si era avvicinato al juke-box e aveva selezionato "Roberta" di Peppino di Capri. 
Detta così capisco che possa suonare di una melensaggine estrema, ma su di me aveva sortito un effetto esplosivo. Una proposta di pace per interposto cantante e una melodia irresistibile. 
Una strategia che mai avrei immaginato - vabbè, ero piccolo - e che aveva poi sortito il suo bel risultato.
Ho pensato che rievocare fatti di più di cinquant'anni fa sia ascrivibile alla categoria "Ultimi riti" del titolo del post.
Ultimi perchè probabilmente lo sono davvero.
Sono quelli da officiare con modesti e neppure malinconici ripiegamenti sul trascorso, mettendo in ordine senza aspirare ad altro.
Quando ho intrapreso l'autoterapeutica anabasi di questo blog coltivavo il desiderio sommesso di recuperare in qualche modo il trascorso offrendogli un'occasione di farsi presente, addirittura di futuro, tornare anche fisicamente sui miei passi, oggi so che non è necessario. Mi gioco quotidinamente la mano di carte che passa il destino con un'imprevista e imprevedibile serenità. 
Sarà anche che la psichiatra mi ha cambiato la terapia.
Insomma che sia dovuto alla lungimiranza di una strizzacervelli o alla benevolenza degli dei io sono qui contento. Mi piace la mia vita. E questo è davvero strano.
E così anche se la Roberta se n'è andata io continuo a vederla sul terrazzo dei "Vittoria", fascinosa, provocante e ribelle e improvvisamente addolcita dalla canzone di Peppino di Capri.






 

giovedì 2 giugno 2016

CARTOLINE 20



Non so da cosa mi derivi la mia attrazione nei confronti dell'Argentina.
Credo che il fatto che i miei nonni ci abbiano vissuto per molti anni influisca in minima parte. E' più una questione di spinta inconscia, e soprattutto riguarda un'Argentina che si ferma ad Evita Peron, mi attrae l'Argentina dei primi cinquant'anni del secolo scorso, sarà per questo che non ci sono mai andato, sarà per via della certezza che la contemporaneità mi deluderebbe, non so.
Sta di fatto che di fronte alla vecchie fotografie, ascoltando le canzoni di Gardel, leggendo libri e vedendo frammenti di vecchi film mi prende una struggente  nostalgia per quei luoghi che non ho mai conosciuto, per esempio per questo palazzi di Calle Florida, a Buenos Aires.








La cartolina - la tarjeta postal - deve aver viaggiato imbustata perchè non è affrancata, tra gli estensori di saluti e abbracci ci sono un Daniel e un Pierrot che so di aver conosciuto. In alto a destra riconosco la calligrafia di mia madre che ha tracciato a matita 1949, plausibilmente la data della ricezione.
E poi c'è Elba.










Non so chi sia stata, nè che genere di legami - se familiari, amicali o altro - abbia avuto con mia nonna in particolare, ma un suo ritratto sta appeso in casa mia.







E' un ritratto fotografico colorato a mano come si usava allora. Elba ha l'aria della debuttante e la sua dedica a mia nonna ha già un sapore di nostalgia. C'è tutto un mondo perduto in quell'abito, nell'acconciatura, nel pianoforte coperta da uno scialle a frange, persino nella grafia. Era il 2 agosto 1952 e questa sconosciuta portatrice di malinconia è ancora qui, con il suo gran mazzo di fiori ritoccati dal fotografo e il piedino che sporge dalle balze dell'abito da cerimonia.

venerdì 20 maggio 2016

L'ESORDIO



Un giorno della primavera del 1994 Laura è passata alla Videomark - cosa che faceva raramente - e Desirée le ha detto "E' arrivata questa per te" porgendole una busta.
Alla Videomark non era mai arrivata corrispondenza per lei così aveva aperto svogliatamente  il messaggio pensando a una convocazione di Doc it o all'invito a partecipare a qualche festival, nella maggior parte dei casi inviti declinabili, e invece era l'annucio di un bando del Comune di Torino e dell'ottava circoscrizione per un concorso multimediale a tema. C'era un settore audiovisivo, uno fotografico e uno di racconti.
Ce lo eravamo riletto a casa chiedendoci chi potesse conoscere il segreto più riposto di Laura e cioè che finalmente aveva accettato di inseguire il suo sogno vale a dire scrivere.
In ogni caso era un bel segno.
Ha scritto il racconto  e dopo aver compilato la modulistica allegata ci siamo presentati un mattino di sole alla segreteria dell'ottava circoscrizione, anche un po' emozionati.
La signora che ci ha ricevuti ha ritirato i materiali e poi se ne è uscita con "Titolo dell'opera ?".
Per capire quanto Laura avesse sotterrato per anni la sua aspirazione si sarebbe dovuti esser lì. E io c'ero. Si è guardata attorno smarrita e poi, sottovoce, molto sottovoce, inclinanadosi verso la signora, ha smozzicato  un "Me l'ha detto Tresa stmattina" "Come dice ?" "Me l'ha detto Teresa stamattina".
Ce l'aveva fatta, dopo anni di rimuginamenti, di non ritenersi all'altezza, addirittura di sensi di colpa era emersa alla luce. Era adorabile in quel mattino di sole, allegra come una scolaretta, all'uscita dalla circoscrizione. La mia Laura spiccava il volo e me lo sentivo.
Non ricordo quanto tempo sia trascorso, in ogni caso i tre racconti premiati sarebbe stati editati insieme alle fotografie in un volumetto presentato al Salone del Libro.
Allora ci muovevamo ancora piuttosto vivacemente e così - non ricordo dove fossimo stati - al ritorno a Torino abbiamo trovato la segreteria telefonica fitta di messaggi, la maggior parte riguardavano il concorso e volevano assicurarsi che Laura sarebbe stata presente.
Il giorno fissato siamo andati al Lingotto - era al Lingotto quell'anno ? mi pare proprio di si - ci siamo districati tra la folla soporosamente tumultuante e finalmente abbiamo raggiunto lo spazio della premiazione. Gremito all'inverosimile. Ci siamo adattati a stare sull'ingresso, in piedi, senza quasi sentire le voci dei relatori.
Hanno premiato prima i video, poi le fotografie e infine i racconti: 3° premio, 2° premio, io aguzzavo l'udito ma quando hanno detto 1° premio "Me l'ha detto Teresa stamattina" mi è parso che l'avessero urlato. Intanto Laura girava sui tacchi e dopo aver detto "Io non ci vado" cercava di filarsela. 
Ho dovuto trattenerla, indirizzarla verso il palco e darle anche una spintarella. E poi là strette di mano, sorrisi, cenni del capo, la consegna del premio che consisteva in un ricco buono acquisto di libri e poi è tornata da me. Giuliva.
Oggi Laura è una scrittrice a tutti gli effetti ma quei giorni della primavera del '94, perbacco, me li ricordo come fossero adesso.



 Laura e Pit, non molto tempo prima nel Donegal



      ...al Salone del Libro...




















E' vero che aveva già scritto qualche racconto che teneva in fondo ai cassetti ma questa piccola occasione le ha poi dato l'ardire di affermare "Io scrivo", e devo ringraziare il misterioso estensore dell'invito perchè con quello ha dichiarato "Puoi" e adesso ogni pagina che leggo di Laura mi emoziona. Una scrittrice coi fiocchi.




Il logo della sua rubrica l'Amour en fuite per la quale andavo pazzo


martedì 3 maggio 2016

AGOSTO '76




Qualche anno fa Silverio Salomon mi aveva spedito delle fotografie risalenti all'estate del 1976, scattate da lui in parte a Torino in parte a Vulcano.
Per me si tratta di un'estate memorabile che però era partita in sordina ed è decollata solo dopo che me ne ero andato da Vulcano e mi ero spostato a Stromboli ( vedi post "Stromboli '76" del 24  maggio 2015).
Quindi a quelle foto non ho dato importanza.
Adesso che Silverio non c'è più, e neppure Titti e gli altri hanno quarant'anni di più, scrivo questo post, il mio ennesimo piccolo contributo alla nostra memoria comune.






 Titti Zangelmi - che allora era morosa di Silverio (primo a sinistra) -
appoggia un piede sulla schiena di quello che ancora 
non sa diventerà suo marito: Schatzi Fea. 














 Silverio sul traghetto



Roby Oggero nella casa di Vulcano